Questo dipinto, segnalato in collezione Borghese a partire dal 1693, è stato dapprima avvicinato dalla critica a un anonimo artista affine ai modi del Bronzino e successivamente restituito alla bottega dei pittori fiorentini Francesco e Giovanni Brina.
Raffigura Leonor Alvarez di Toledo, nipote dell'omonima granduchessa toscana, qui ritratta seduta - come suggerisce il pomo appena visibile alle sue spalle - mentre esibisce una ricercata blusa dal collo finemente ricamato e un'elaborata acconciatura impreziosita da nastri con piume. Ad arricchire l'immagine, una tenda rossa dall'orlo damascato, un orecchino e una collana di perle, forse un'allusione alle virtù della donna.
Salvator Rosa (cm 70 x 59 x 6,5)
(?) Roma, collezione Borghese, 1693 (Inventario 1693, Stanza I, n. 23; Della Pergola 1964); Inventario Fidecommissario Borghese 1833, p. 40. Acquisto dello Stato, 1902.
La provenienza di questo dipinto è tuttora ignota. Non esiste, infatti, alcun documento che attesti la sua presenza in casa Borghese prima del 1693, quando, secondo Paola Della Pergola (Borghese I, 1964), l’opera potrebbe essere dubitativamente riconosciuta con la tela elencata nella prima stanza del palazzo di Ripetta come «un quadro con testa con ritratto di una Donna con Collare all’antica con Cornice dorata del N. 18. Incerto», descrizione che, a onor del vero, ben si adatta ad altri simili ritratti.
Avvicinata nel 1833 alla «maniera di Tiziano», fu solo nel 1892 attribuita al pittore fiorentino Agnolo di Cosimo noto come il Bronzino, parere ridimensionato da Roberto Longhi (1928), che la riteneva di scuola, ma completamente rigettato da Paola Della Pergola (1955) che preferì parlare di «Ignoto» del XVII secolo.
Come segnalato da Federico Zeri (comunicazione verbale, cit. ivi), una versione di questo quadro si conserva a Montepulciano (Museo Civico Pinacoteca Crociani, inv. 73/1971; L. Martini, in Museo Civico Pinacoteca Crociani 2000, pp. 124-125, 201, n. 95), a sua volta derivata dal ritratto a figura intera del Museo Stibbert di Firenze attribuito a Francesco Brina (Langedijck 1981, p. 713). Quest’ultimo, allievo di Michele Tosini, avrebbe raffigurato nel 1571, in occasione delle nozze, Eleonora di Garzia di Toledo (1553-1576), la giovane moglie di Pietro de’ Medici, tragicamente uccisa dal marito (Bramanti 2007). Tale identificazione è confermata dal confronto con un piccolo ritratto su carta del Kunsthistorisches Museum di Vienna, iscritto «LEONORA VXOR / DI PIERO MEDICE», nel quale Eleonora indossa anche lo stesso abito. Tuttavia, mentre l’opera fiorentina presenta attributi iconografici nuziali come il garofanino, quella viennese ne è privo, inducendo Karla Langedijk a collocare la realizzazione della versione Stibbert al periodo del matrimonio.
Nel 1960, una copia con varianti, attribuita genericamente alla cerchia di Francesco e di suo fratello Giovanni Brina, era presente in una collezione privata fiorentina (s.a., in Mostra dei tesori 1960, p. 26, n. 49). È probabile che anche la versione Borghese possa essere assegnata al medesimo ambito.