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Tobiolo e l'Angelo

Motta Raffaellino detto Raffaellino da Reggio

(Codemondo 1550 - Roma 1578)

Il dipinto, identificato con quello eseguito per la contessa Santafiora di Sala Baganza, passò entro il 1650 nella raccolta Borghese, dove è menzionato con l'esatta attribuzione a Raffaellino da Reggio. L'opera, che illustra l'episodio biblico di Tobiolo guidato dall'angelo nel suo cammino di redenzione, appartiene alla produzione dell'artista prossima agli anni Settanta del Cinquecento, periodo in cui si riscontra una chiara influenza della pittura fiamminga, evidente sia nelle modulazioni della gamma cromatica, sia nell'apertura paesaggistica dello sfondo.


Scheda tecnica

Inventario
298
Posizione
Datazione
1575 ca.
Tipologia
Periodo
Materia / Tecnica
olio su tavola
Misure
cm 107 x 69
Cornice

Salvator Rosa (cm 125,2 x 88,3 x 10)

Provenienza

Sala Baganza, famiglia Santafiora, 1616 (Fantini 1616; Faldi 1951); Roma, collezione Borghese, 1650 (Manilli 1650); Inv. 1693, St. VII, n. 14; Inv. 1790, St. I, n. 21; Inventario Fidecommissario 1833, p. 40; Acquisto dello Stato, 1902.

Mostre
  • 1952 - Napoli, Mostra d'Oltremare;
  • 1995 - Roma, Palazzo delle Esposizioni;
  • 1995 - Bruxelles, Palais des Beaux-Arts;
  • 2009 - Ottawa, National Gallery of Canada.
Restauri
  • 1950 - Augusto Cecconi Principi (pulitura e rimozione vecchie vernici, riverniciatura);
  • 1981/83 - Gianluigi Colalucci (disinfestazione, rimozione vecchie vernici ingiallite, ritocchi e ridipinture, stuccatura e reintegrazione delle lacune, velatura delle parti svelate e verniciatura finale. Restauro del supporto: eliminazione traverse fisse, riparazione delle spaccature e applicazione di traverse scorrevoli).

Scheda

Un quadro con analogo soggetto dipinto da Raffaellino da Reggio è segnalato nel 1616 da Bonifacio Fantini ('A Sala, luogo del Parmigiano, si vedono due Quadri fatti per la Contessa Sanfiore (sic) [...] nell'altro Raffaelle, e Tobia: opera così rara, che poi fu posta alle stampe pel modo, che tiene nel mostrare la meraviglia del Giovine Tobia, e la maestà dell'Angelo'; Fantini 1616) presso la raccolta della nobile famiglia Santafiora di Sala Baganza, identificato da Italo Faldi (1951) con la tavola in esame, documentata in collezione Borghese a partire dal 1650 (Manilli 1650). Tale pista, seguita da tutta la critica, trova la sua conferma dal momento che diversi dipinti, tra cui la Santa Caterina del Louvre, passarono dalla ricca quadreria Santafiora alla preziosa raccolta capitolina di Scipione Borghese (Urlichs 1870; Della Pergola 1955).

Da sempre attribuito al pittore reggino (Manilli 1650), la sua paternità non è mai stata messa in dubbio dagli studiosi, supportata da un disegno segnalato da Adolfo Venturi (1893) presso il Gabinetto degli Uffizi di Firenze (n. 2014); e da un'incisione eseguita da Agostino Carracci (Bartsch 1920), già citata da Carlo Cesare Malvasia nella sua Felsina pittrice (Malvasia 1678) e debitamente pubblicata da Faldi che ne rinvenne un esemplare al British Museum.

Il soggetto, tratto dalla Bibbia (Tobia 5, 4-6), raffigura Tobiolo in compagnia dell'arcangelo Gabriele, ritratto mentre tiene un grosso pesce tra le mani, il cui fiele fu spalmato dal giovane sugli occhi del padre, guarendolo dalla cecità. Variamente datato dalla critica, il quadro è stato collocato da Luisa Collobi (1938) tra le ultime opere di Raffaellino, realizzato a detta della studiosa poco prima della decorazione della cappella a sinistra di San Silvestro al Quirinale; ipotesi fortemente respinta da Faldi (1951) che al contrario lesse la tavola come una delle prime prove eseguite dall'emiliano intorno al 1570 quando, in compagnia dell'architetto Francesco Capriani, l'artista giunse a Roma, ricoprendo in breve tempo un ruolo cruciale nel contesto artistico capitolino (cfr. De Mieri 2012). Seguendo tale pista, nel 1995 Fiorella Sricchia Santoro ha fissato l'esecuzione della tavola al 1573 circa, ritenendola prossima alle opere di Jacopo Zanguidi il Bertoja visibili presso l'Oratorio del Gonfalone a Roma e alle pitture del reggino a Caprarola. In effetti, tale datazione ben collima con lo stile dell'artista prossimo a questi anni quando la sua produzione mostra una certa apertura alle influenze della pittura fiamminga, evidenti sia nelle modulazioni della gamma cromatica, sia nell'apertura paesaggistica dello sfondo, testimonianza secondo l'Hauser (1965) della combinazione delle sinuosità manieriste con le forme preziose sviluppate nella cerchia degli Zuccari.

Antonio Iommelli




Bibliografia
  • B. Fantini, Vita di Raffaele Motta reggiano pittore famosissimo, Reggio 1616, p. 26;
  • I. Manilli, Villa Borghese fuori di Porta Pinciana, Roma 1650, p. 83;
  • C. C. Malvasia, Felsina Pittrice, Bologna 1678, ed. a cura di G. P. Zanotti, I, Bologna 1841, p. 367;
  • F. W. B. von Ramdohr, Ueber Malherei und Bildhauerarbeit in Rom für Liebhaber des Schönen in der Kunst, I, Leipzig 1787, p. 200;
  • L. Ulrichs, Beiträge zur Geschichte der Kunstbestrebungen und Sammlungen Kaiser Rudolph's II, in "Zeitschrift für bildende Kunst", V, 1870, p. 51;
  • G. Piancastelli, Catalogo dei quadri della Galleria Borghese, in Archivio Galleria Borghese, 1891, p. 102;
  • A. Venturi, Il Museo e la Galleria Borghese, Roma 1893, p. 153;
  • A. Bartsch, Le Peintre Graveur, Würzburg 1920, p. 23;
  • R. Longhi, Precisioni nelle Gallerie Italiane, I, La R. Galleria Borghese, Roma 1928, p. 205;
  • A. Venturi, Storia dell'Arte Italiana, IX, Roma 1933, p. 651;
  • L. Collobi, Raffaellino Motta detto Raffaellino da Reggio, in “Rivista dell’Istituto d’Archeologia e Storia dell’Arte”, I, 1938, p. 273;
  • I. Faldi, Contributi a Raffaellino da Reggio, in “Bollettino d’Arte”, XXXVI, 1951, pp. 330, 332-333; Fontainebleau e la maniera italiana / Mostra d'Oltremare e del Lavoro Italiano nel Mondo, catalogo della mostra (Napoli, Mostra d'Oltremare, 1952), Firenze 1952, pp. 43-44, n. 78;
  • P. della Pergola, La Galleria Borghese. I Dipinti, I, Roma 1955, pp. 63-64;
  • G. Briganti, La maniera italiana, Roma 1961, p. 55;
  • A. Hauser, Der Manierismus, Torino 1965, p. 217;
  • A. Coliva, a cura di, La Galleria Borghese, Roma 1994, p. 152;
  • F. Scricchia Santoro, in Fiamminghi a Roma 1508-1608. Artistes des Pays-Bas et de la Principauté de Liège à Rome à la Renaissance, catalogo della mostra (Roma, Palazzo delle Esposizioni, 1995; Bruxelles, Palais des Beaux-Arts, 1995), Gand 1995, pp. 288-289;
  • F. Scricchia Santoro, in Fiamminghi a Roma 1508-1608. Artisti dei Paesi Bassi e del Principato di Liegi a Roma durante il Rinascimento, catalogo della mostra (Roma, Palazzo delle Esposizioni, 1995; Bruxelles, Palais des Beaux-Arts, 1995), Milano 1995, p. 231;
  • C. Stefani, in P. Moreno, C. Stefani, Galleria Borghese, Milano 2000, p. 335;
  • K. Herrmann Fiore, Galleria Borghese Roma scopre un tesoro. Dalla pinacoteca ai depositi un museo che non ha più segreti, San Giuliano Milanese 2006, p. 98;
  • S. De Mieri, Motta, Raffaele, in Dizionario Biografico degli Italiani, LXXVII, 2012, ad vocem.