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Testa del Battista

copia da Solario Andrea

(Milano 1473-74 - 1520)

La tavola, documentata in collezione Borghese in un inventario datato 1700, costituisce una delle innumerevoli variazioni della celeberrima Testa di Giovanni Battista di Andrea Solario. Tale opera, eseguita a Milano, fu portata Oltralpe dall'artista lombardo e utilizzata come immagine devozionale da re Luigi XII che, gravemente malato, la richiese al suo consigliere il cardinale Georges d’Amboise, presso cui soggiornava il Solario.

Il dipinto raffigura la testa mozzata del giovane asceta, portata da Salomè al crudele Erode su un vassoio d'argento. Tale immagine, oltre a suscitare pietà e commozione tra i fedeli, testimonia la fortuna iconografica di questo soggetto nella Milano di metà Cinquecento.


Scheda tecnica

Inventario
315
Posizione
Datazione
Metà XVI secolo
Tipologia
Periodo
Materia / Tecnica
olio su tavola
Misure
cm 25 x 34
Cornice

Cornice ottocentesca (cm 40,5 x 107,5 x 5,6)

Provenienza

Roma, collezione Borghese, 1700 (Inventario 1700, Stanza III, n. 22; Della Pergola 1955); Inventario 1790, Stanza X, n. 60; Inventario Fidecommissario Borghese 1833, p. 23. Acquisto dello Stato, 1902.

Mostre
  • 1984 - Roma, Palazzo Barberini (Leonardo e il leonardismo a Roma)
Conservazione e Diagnostica
  • 1903/05 - Luigi Bartolucci
  • 1953 - Gilda Diotallevi, Mauro Manca

Scheda

Questa tavola, di provenienza ignota, è documentata in collezione Borghese a partire da un inventario stilato intorno al 1700 in cui è attribuita a Tiziano. È probabile, come suggerito nel 1963 da Paola Della Pergola, che l’opera sia da identificare con il «quadro con la testa di San Gio. sopra una tazza» descritto nel 1682 tra i beni di Olimpia Aldobrandini junior.

Wiecker, che cita Ramdohr (1787, I, p. 309) a proposito di una testa del Battista di Bellini in galleria, suggerisce un'altra identificazione. Secondo lo studioso, infatti, il dipinto in esame corrisponderebbe al numero 423 dello stesso inventario, descritto come: «Un quadro in tavola con la testa di S. Gio. Batta dentro a una Tazza alto palmi uno e mezzo in circa (sic) Cornice dorata con un Bollettino, che dice di Gio: Bellino, come alli Inventario a fogli 190 N. 25 et a quello del Sig.r Cardinale Ca 572». Tuttavia, sebbene le dimensioni coincidano con la versione Borghese, l'identificazione proposta da Della Pergola sembra più probabile, in quanto la testa è descritta come «sopra» e non «dentro» a una tazza.

Assegnata in seguito a Raffaello e alla sua scuola, rispettivamente nel 1790 ca. e negli elenchi fidecommissari del 1833, la tavola fu dapprima considerata di area veneta (Venturi 1893) e successivamente di ambito lombardo (Longhi 1928). Nel 1955 Paola Della Pergola avanzò una nuova ipotesi, ossia che l’opera costituirebbe una delle innumerevoli versioni tratta da un originale perduto di Leonardo da Vinci ripreso da Andrea Solario in un disegno oggi conservato al Louvre (DAG, inv. 2570). Secondo Angela Ottino Della Chiesa (1956), invece, il dipinto Borghese potrebbe riflettere il modello di un lavoro sconosciuto eseguito da Bernardino Luini, nome già espresso da Roberto Longhi in una comunicazione verbale citata da Della Pergola.

Antonio Iommelli
Settembre 2022 (ultimo aggiornamento febbraio 2026)

Come citare
Copia citazione

Bibliografia
  • G. Piancastelli, Catalogo dei quadri della Galleria Borghese, in Archivio Galleria Borghese, 1891, p. 302;
  • A. Venturi, Il Museo e la Galleria Borghese, Roma 1893, p. 159;
  • R. Longhi, Precisioni nelle Gallerie Italiane, I, La R. Galleria Borghese, Roma 1928, p. 207;
  • P. della Pergola, La Galleria Borghese. I Dipinti, I, Roma 1955, pp. 84-85, n. 151;
  • A. Ottino Della Chiesa, Bernardino Luini, Novara 1956, p. 134;
  • P. Della Pergola, Gli Inventari Aldobrandini: l’Inventario del 1682 (III), in “Arte Antica e Moderna”, XXII, 1963, pp. 175-191, p. 177;
  • D. A. Browm, Andrea Solario, Milano 1987, p. 161;
  • A. Vezzosi, Presenze di Leonardo e del leonardismo a Roma, in Leonardo e il leonardismo a Napoli e a Roma, catalogo della mostra (Napoli 1983, Roma 1983), a cura di A. Vezzosi, Firenze 1983, p. 213, n. 475;
  • K. Herrmann Fiore, Galleria Borghese Roma scopre un tesoro. Dalla pinacoteca ai depositi un museo che non ha più segreti, San Giuliano Milanese 2006, p. 104.
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