La tavola, documentata in collezione Borghese in un inventario datato 1700, costituisce una delle innumerevoli variazioni della celeberrima Testa di Giovanni Battista di Andrea Solario. Tale opera, eseguita a Milano, fu portata Oltralpe dall'artista lombardo e utilizzata come immagine devozionale da re Luigi XII che, gravemente malato, la richiese al suo consigliere il cardinale Georges d’Amboise, presso cui soggiornava il Solario.
Il dipinto raffigura la testa mozzata del giovane asceta, portata da Salomè al crudele Erode su un vassoio d'argento. Tale immagine, oltre a suscitare pietà e commozione tra i fedeli, testimonia la fortuna iconografica di questo soggetto nella Milano di metà Cinquecento.
Cornice ottocentesca (cm 40,5 x 107,5 x 5,6)
Roma, collezione Borghese, 1700 (Inventario 1700, Stanza III, n. 22; Della Pergola 1955); Inventario 1790, Stanza X, n. 60; Inventario Fidecommissario Borghese 1833, p. 23. Acquisto dello Stato, 1902.
Questa tavola, di provenienza ignota, è documentata in collezione Borghese a partire da un inventario stilato intorno al 1700 in cui è attribuita a Tiziano. È probabile, come suggerito nel 1963 da Paola Della Pergola, che l’opera sia da identificare con il «quadro con la testa di San Gio. sopra una tazza» descritto nel 1682 tra i beni di Olimpia Aldobrandini junior.
Wiecker, che cita Ramdohr (1787, I, p. 309) a proposito di una testa del Battista di Bellini in galleria, suggerisce un'altra identificazione. Secondo lo studioso, infatti, il dipinto in esame corrisponderebbe al numero 423 dello stesso inventario, descritto come: «Un quadro in tavola con la testa di S. Gio. Batta dentro a una Tazza alto palmi uno e mezzo in circa (sic) Cornice dorata con un Bollettino, che dice di Gio: Bellino, come alli Inventario a fogli 190 N. 25 et a quello del Sig.r Cardinale Ca 572». Tuttavia, sebbene le dimensioni coincidano con la versione Borghese, l'identificazione proposta da Della Pergola sembra più probabile, in quanto la testa è descritta come «sopra» e non «dentro» a una tazza.
Assegnata in seguito a Raffaello e alla sua scuola, rispettivamente nel 1790 ca. e negli elenchi fidecommissari del 1833, la tavola fu dapprima considerata di area veneta (Venturi 1893) e successivamente di ambito lombardo (Longhi 1928). Nel 1955 Paola Della Pergola avanzò una nuova ipotesi, ossia che l’opera costituirebbe una delle innumerevoli versioni tratta da un originale perduto di Leonardo da Vinci ripreso da Andrea Solario in un disegno oggi conservato al Louvre (DAG, inv. 2570). Secondo Angela Ottino Della Chiesa (1956), invece, il dipinto Borghese potrebbe riflettere il modello di un lavoro sconosciuto eseguito da Bernardino Luini, nome già espresso da Roberto Longhi in una comunicazione verbale citata da Della Pergola.