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Sibilla

Zampieri Domenico detto Domenichino

(Bologna 1581 - Napoli 1641)

Questa tela rappresenta una Sibilla, raffigurata secondo un'inusuale iconografia, essendo tale soggetto generalmente ritratto privo degli attributi musicali, presenti invece in questo dipinto. Al mondo della musica, che l'artista ben conosceva – Domenichino era noto per le sue competenze musicali – rimandano sia il cartiglio con le note, sia il manico della viola, strumento usato per accompagnare il canto che sembra provenire dalla bocca semiaperta della profetessa. Alla stessa sfera rimandano inoltre la pianta di vite, dipinta alle spalle della sibilla, e l’alloro, albero sacro ad Apollo, dio della musica e delle arti.


Scheda tecnica

Inventario
055
Posizione
Tipologia
Periodo
Materia / Tecnica
olio su tela
Misure
cm 123 x 89
Cornice
Cornice ottocentesca decorata con palmette e foglie di loto.
Provenienza

Roma, Scipione Borghese, 1617 (Della Pergola 1955, p. 28); Inv. 1700, St. V, n. 25; Inv. 1790, St. IV, n. 42; Inventario Fidecommissario 1833, p. 10; Acquisto dello Stato, 1902.

Mostre
  • 1953 Roma, Palazzo Braschi;
  • 1962 Bologna, Palazzo dell'Archiginnasio;
  • 1982 Roma, Palazzo Venezia;
  • 1985 Roma, Palazzo Venezia;
  • 1989 San Pietroburgo, Ermitage;
  • 1992 Roma, Palazzo delle Esposizioni;
  • 1996-1997 Roma, Palazzo Venezia;
  • 2001 Genova, Palazzo Ducale;
  • 2004 Oslo, Nasjonal Galleriet;
  • 2012 Roma, Palazzo Venezia;
  • 2013 San Pietroburgo, Ermitage;
  • 2014-2015 Roma, Palazzo Barberini;
  • 2015-2016 Parigi, Museo del Louvre.
Restauri
  • 1933 Tito Venturini Papari;
  • 1946-1947 Carlo Matteucci;
  • 1953 Editech (indagini diagnostiche);
  • 1961-1962 Renato Massi (restauro della cornice);
  • 1966-1967 Carlo Ceccotti (disinfestazione e restauro della cornice).

Scheda

Come attestato da una ricevuta di pagamento, questa tela fu acquistata nel 1617 da Scipione Borghese che versò a Domenichino la somma complessiva di 150 scudi "per saldo di due quadri" (Della Pergola 1955, p. 28), compenso dovuto senza alcun dubbio alla Sibilla e a La caccia di Diana (inv. 53). Tale vendita è altresì confermata da Giovan Pietro Bellori (1672, p. 353) che nelle sue Vite afferma che l'opera fu eseguita dal pittore bolognese per il ricco e potente cardinale, contraddicendo quanto sostenuto da Giovan Pietro Zanotti a proposito della provenienza del dipinto dalla collezione di casa Albergati (Malvasia 1678 [1841], p. 244). Inoltre, come si evince dall'unico disegno noto per questo quadro (Windsor Castle, P.H. n. 100v) il dipinto fu eseguito nel 1617, anno in cui il pittore firmò il contratto per gli affreschi di Fano, abbozzati non a caso sul verso di un foglio che mostra sul recto uno studio a carboncino per la posa della profetessa (Spear 1996, p. 422).

Con buona probabilità, l'iconografia di questo quadro fu suggerita dal colto Scipione che, noto all'epoca per i suoi interessi musicali, possedeva un trattato seicentesco sulle sibille (Trinchieri Camiz 1992, pp. 34-35). Tuttavia, nonostante l'evidenza del soggetto, l'opera fu variamente descritta dalle fonti, segnalata come una 'Musa' da Iacomo Manilli nel 1650 (p. 85), come una 'Santa Cecilia' dall'estensore dell'inventario del 1700 e interpretata come un'allegoria della 'Musica' nel 1790.

Come invece suggerito dal turbante, la tela rappresenta senza alcun dubbio una sibilla - con buona probabilità quella cumana - intenta a suonare una viola da gamba che secondo la critica ricorderebbe - insieme allo spartito - l'ambiente musicale gravitante intorno a Gerolamo Giacobbi, compositore bolognese in rapporto con Domenichino (Disertori 1967, p. 17). Il suo bel volto, incorniciato da biondi capelli - avvolti in uno sfarzoso copricapo - mostra chiari contatti con la scuola bolognese, caratterizzato da uno sguardo, tipico delle protagoniste ritratte da Guido Reni, e dalle labbra socchiuse, forse a indicare il canto ispirato. Alle sue spalle, al di là della recinzione, s'intravedono alcune foglie di alloro, albero sacro ad Apollo, protettore delle arti e della musica, che incornicia la scena insieme a una vite, la cui presenza rimanda a Bacco, dio del vino e dell'ispirazione poetica, nonché a Cristo la cui venuta, secondo il poeta Virgilio (Bucoliche, IV Egloga), fu annunciata all'imperatore Augusto proprio da una sibilla. Secondo Kristina Hermann Fiore (1989, pp. 111-113), invece, la presenza della vegetazione e il muro alle spalle della Sibilla, sottende un significato simbolico, rimandando rispettivamente all'ispirazione mondana (la vite), alla vittoria divina (l'alloro) e ai limiti degli sforzi umani.

L'elevato successo di questa tela produsse numerose repliche, tra cui una copia leggermente variata - attualmente conservata presso la Wallace Collection di Londra - proveniente con buona probabilità da casa Ratta di Bologna e acquistata nel 1848 dal marchese di Hertford (Wallace Collection 1928, p. 83). Una versione - forse più tarda - è esposta nella Pinacoteca Capitolina.

L'opera fu incisa nel Settecento da Tullio Marcucci e da Pietro Fontana (post 1794).

  Antonio Iommelli




Bibliografia
  • I. Manilli, Villa Borghese fuori di Porta Pinciana, Roma 1650, p. 85;
  • P. Bellori, Le vite de’ pittori, scultori et architetti moderni, Roma 1672, p. 353;
  • C. Malvasia, Felsina Pittrice, Bologna 1678, a cura di G. P. Zanotti 1841-1844, p. 244;
  • E. e C. Platner, Beschreibung der Stadt Rom, III, Stuttgart 1842, p. 289;
  • G. Piancastelli, Catalogo dei quadri della Galleria Borghese in Archivio Galleria Borghese, 1891, p. 61;
  • A. Venturi, Il Museo e la Galleria Borghese, Roma 1893, p. 61;
  • L. Serra, Il Domenichino, Roma 1909, p. 61;
  • L. Venturi, Note sulla Galleria Borghese, in “L’Arte”, XII, 1909, pp. 49-50;
  • H. Voss, Die Malerei des Barock in Rom, Berlin 1925, p. 509;
  • R. Longhi, Precisioni nelle Gallerie Italiane, I, La R. Galleria Borghese, Roma 1928;
  • Wallace Collection Catalogues. Pictures and Drawings, London 1928, p. 83;
  • J. Pope-Hennessy, Domenichino Drawings at Windsor Castle, London 1948, p. 44;
  • A. De Rinaldis, Catalogo della Galleria Borghese, Roma 1948, p. 57;
  • P. della Pergola, Itinerario della Galleria Borghese, Roma 1951, p. 55;
  • A. Petrucci, Catalogo generale delle Stampe tratte dai rami incisi posseduti dalla Calcografia Nazionale, Roma 1953, pp. 62, 79, 154-5;
  • P. della Pergola, La Galleria Borghese. I Dipinti, I, Roma 1955, p. 29, n. 32;
  • M. Fagiolo, Domenichino ovvero classicismo del primo Seicento, Roma 1963, p. 99;
  • P. della Pergola, L’Inventario Borghese del 1693 (II), in “Arte Antica e Moderna”, 1964, n. 28, pp. 258, 455;
  • D. Posner, Domenichino and Lanfranco in the early development of Baroque Painting in Rome, in Essays in honour of W.Friedlander, Marsyas 1965, p.140;
  • E. Borea, Domenichino, Milano 1965, pp. 123-124, 175, n. 70;
  • E. Spear, Studies in the early Domenichino, Pricetown University 1965, pp. 362-366;
  • E. Borea, Varie su Domenichino, in “Paragone”, CXCI, 1966, pp 63-70, in p. 68;
  • R. Longhi, Saggi e ricerche 1925-28. Precisioni nelle gallerie italiane. La Galleria Borghese, Firenze 1967, p. 335;
  • B. Disertori, Il Domenichino, pittore e trascrittore di musiche e musicologo, in “Atti dell’accademia Rovetana degli Agiati”, CCXVI, Rovereto 1967, pp.5-23, tav. a/IV estratto;
  • L. Ferrara, La Galleria Borghese, Novara 1970, p. 30;
  • K. Rozman, Painter Franc Kavčič/caucig and his drawings of old masterpieces, in “Zbornik za umetnostno zgodovino”, XI-XII, 1974-1976, pp. 52-53;
  • B. Disertori, La musica nei quadri antichi, Trento 1978, p. 54;
  • E. Spear, Domenichino, I, New Heaven-London 1982, pp. 191-192, n. 51;
  • K. Herrmann Fiore, Il Bacchino malato autoritratto del Caravaggio ed altre figure bacchiche degli artisti, in Caravaggio. Nuove riflessioni, Quaderni di Palazzo Venezia, VI, 1989, pp. 95-134
  • F. Trinchieri Camiz, in Invisibilia. Rivedere i capolavori. Vedere i progetti, catalogo della mostra (Roma, Palazzo delle Esposizioni, 1992), a cura di M. E. Tittoni, S. Guarino, Roma 1992, p. 34;
  • M. Calvesi, Tra vastità di orizzonti e puntuali prospettive: il collezionismo di Scipione Borghese dal Caravaggio al Reni al Bernini, in Galleria Borghese, a cura di A. Coliva, Roma 1994, pp. 274-276, in p. 290;
  • E. Spear, scheda in Domenichino 1581-1641, catalogo della mostra (Roma, Palazzo Venezia, 1996-1997), a cura di A. Emiliani et al, Milano 1996, p. 422, n. 25;
  • P. Moreno, C. Stefani, Galleria Borghese, Milano 2000, p. 380;
  • Viaggio in Italia: un corteo magico dal Cinquecento al Novecento, catalogo della mostra (Genova, Palazzo Ducale, 2001), a cura di G. Marcenaro, Milano 2001;
  • K. Herrmann Fiore, Galleria Borghese Roma scopre un tesoro. Dalla pinacoteca ai depositi un museo che non ha più segreti, San Giuliano Milanese 2006, p. 24;
  • C. Malvasia, Felsina pittrice, XIII, Lives of Domenichino and Francesco Gessi, ed. critica a cura di L. Pericolo, 2012.
  • C. Strinati, Il mestiere dell’artista. Dal Caravaggio al Baciccio, Roma 2012, pp. XI-XII.
  • A. Coliva, scheda in Da Guercino a Caravaggio, catalogo della mostra (Roma, Palazzo Barberini, 2014-2015), a cura di A. Coliva, M. Gregori, S. Androsov, Roma 2014, pp. 80-81;
  • A. De Simone, Domenichino e la musica, in "Studi di Storia dell’Arte", XXVII, 2016, pp. 175-192.