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Ritratto di fanciullo

Bernini Gian Lorenzo

(Napoli 1598 - Roma 1680)

Il dipinto, proveniente dalla raccolta del principe Chigi, venne acquistato dallo Stato italiano nel 1919 e destinato alla Galleria Borghese. L’identità dell’effigiato, tuttora non confermata da alcun dato certo, potrebbe corrispondere a uno dei fratelli minori di Gian Lorenzo Bernini, di cui la Galleria conserva anche due Autoritratti, rispettivamente in età giovanile e matura. Il volto del fanciullo, reso con rapidi e pastosi colpi di pennello, è caratterizzato da una straordinaria naturalezza e mostra un’espressione intensa di immediato coinvolgimento per lo spettatore.


Scheda tecnica

Inventario
555
Posizione
Datazione
1623-1625 circa
Tipologia
Periodo
Materia / Tecnica
olio su tela
Misure
cm 33 x 28
Cornice

‘600 (nera con profili a onde, listello interno dorato a loto); cm 71,3 x 65 x 8

Provenienza

Acquisto dello Stato presso la collezione Chigi, 1919

Mostre
  • 1922 Firenze, Palazzo Pitti
  • 1965 Parigi, Musée du Louvre
  • 1992 Roma, Palazzo delle Esposizioni
  • 1999 Roma, Palazzo Venezia
  • 2000-2001 Siena, Palazzo Chigi Zondari
  • 2007 Roma, Palazzo Barberini
  • 2016-2017 Palazzo Reale
Conservazione e Diagnostica
  • 1936 Carlo Matteucci
  • 1963 Alvaro Esposti
  • 1996-1997 Paola Tollo

Scheda

Il dipinto è attestato tra le acquisizioni dello Stato di inizio Novecento come “Ritratto di giovanetto” di “Ignoto sec. XVII”.  L’opera venne comprata nel 1919 dal principe Chigi e, grazie all’interessamento di Corrado Ricci, fu destinata alla Galleria Borghese, dove venne schedata sotto il nome di Pier Francesco Mola. In una nota dell’epoca lo stesso Ricci dichiarava di aver pensato a Gian Lorenzo Bernini come autore del Ritratto di fanciullo (cfr. Della Pergola 1959, p. 230, n. 112), tuttavia l’attribuzione all’artista venne formulata compiutamente per la prima volta da Muñoz (1920, pp. 148-149), poi accolta da Longhi (1928, p. 226), De Rinaldis (1948, p. 68) e Grassi (1945, p. 24). La critica successiva confermò la paternità berniniana del dipinto ad accezione di Martinelli (1950, p. 101), il quale rimase inspiegabilmente orientato sul nome di Mola.

La critica si è a lungo interrogata sull’identità del personaggio rappresentato, non contraddistinto da alcun segno che ne indichi lo stato sociale o l’appartenenza ad una famiglia. Si è ipotizzato che si tratti di uno dei fratelli minori del pittore, Luigi o Domenico, nati rispettivamente nel 1612 e nel 1616.

Luigi, architetto e scultore, fu spesso al fianco di Gian Lorenzo e lavorò per i Chigi durante il pontificato di Alessandro VII, aspetto che potrebbe spiegare il passaggio del ritratto nella collezione di questa famiglia (Petrucci 2003, pp. 153-154). D’altro canto, un ritratto di Domenico è attestato tra i beni lasciati da Bernini alla sua morte e, se corrispondesse a quello in esame, si accorderebbe con la totale assenza di riferimenti all’opera negli inventari seicenteschi della famiglia Chigi, dove in effetti sarebbe confluito successivamente (Petrucci 2006, p. 324).

L’ipotesi che l’effigiato sia individuabile nella stretta cerchia degli affetti di Bernini deriva dal carattere intensamente espressivo della rappresentazione, da cui emerge un sentimento che investe lo spettatore in maniera profonda, nonché dalla somiglianza tra il fanciullo e il protagonista del cosiddetto Ritratto di Poussin (York City Art Gallery), per cui sembra sia stato utilizzato lo stesso modello, elemento che lascia intendere un rapporto continuativo tra quest’ultimo e l’artista stesso.

Come per l’Autoritratto giovanile, anch’esso parte della collezione della Galleria (inv. 554), il dipinto è interamente incentrato sul volto dell’effigiato, con il colletto bianco e una minima porzione del vestito appena abbozzati. Lo sfondo è verdastro, elemento che il Ritratto di fanciullo condivide anche con l’altro Autoritratto della raccolta Borghese (inv. 545), in cui l’artista si rappresenta in età matura ma a mezzo busto.

L’opera si distingue per una straordinaria forza realistica, data dallo sguardo intenso, le labbra carnose e i capelli scomposti. La luce proveniente da sinistra illumina per metà il volto del fanciullo, reso con pennellate vibranti e pastose che costruiscono l’immagine con un’evidenza quasi tridimensionale, lasciando emergere chiaramente il legame con la produzione scultorea (Herrmann Fiore 1992, pp. 41-42; Parca 2016, pp. 108-109). Per il modo di giustapporre i chiari e gli scuri in maniera netta, senza intermediazione, con una tecnica che richiama quella del Guercino giovane, si è parlato di pittura “a macchia”, con colpi di pennello rapidi e densi di materia (Herrmann Fiore cit.; Petrucci 2006, cit.; Parca cit.).

Per quanto riguarda la cronologia del dipinto, la maggior parte degli studiosi intervenuti sulla questione ha collocato l’opera nel terzo decennio del Seicento (per un riepilogo delle posizioni si veda Herrmann Fiore cit.). In particolare, considerando le affinità con l’Autoritratto giovanile, l’esecuzione del Ritratto di fanciullo può convincentemente ritenersi degli stessi anni, intorno al 1623 (Petrucci 2006, cit.; Montanari 2007, p. 102). Unica voce discordante è quella di Herrmann Fiore (cit.), che sposta la datazione del dipinto al decennio successivo per le assonanze riscontrate con il ritratto in disegno di Sisinio Poli (NY, Morgan Library), datato 1638.

Tuttavia, si noti che l’ipotesi dell’identificazione del fanciullo con uno dei fratelli minori di Bernini, seppur ad oggi non confermata da dati certi, si accorda solo con una datazione ai primi anni Venti, quando appunto Luigi e Domenico avevano un’età compatibile con quella dimostrata dal protagonista del ritratto, di circa dieci anni.

Montanari (cit.) ha accostato il Ritratto di fanciullo a quello che Rubens realizzò di sua figlia (Clara Serena Rubens, collezione Liechtenstein), opera rivoluzionaria in cui il maestro fiammingo, fissando in immagine la bambina, già soppiantava la concezione stessa del ritratto seicentesco. Nella tela di Bernini, che pure rappresenta con ogni probabilità un’incursione nella sfera privata dei suoi affetti, si ritrova la stessa carica espressiva e la tendenza a fissare non un soggetto in posa, ma piuttosto un momento di verità naturale, l’istantanea di uno stato d’animo (Parca, cit.

Pier Ludovico Puddu




Bibliografia
  • A. Muñoz, Bernini pittore, in “Rassegna d’Arte Antica e Moderna”, VII, 1920, pp. 148-149;
  • Mostra della Pittura Italiana del Seicento e Settecento MCMXXII, catalogo della mostra (Firenze, Palazzo Pitti, 1922), Roma-Milano-Firenze 1922;
  • R. Longhi, Precisioni nelle Gallerie Italiane, I, La R. Galleria Borghese, Roma 1928, p. 226;
  • M. Nugent, Alla mostra della pittura italiana del ‘600 e ‘700, note e impressioni, II, S. Casciano, Val di Pesa 1930, p. 187;
  • L. Grassi, Bernini Pittore, Roma 1945, pp. 24, 30;
  • A. De Rinaldis, Catalogo della Galleria Borghese, Roma 1948, p. 68;
  • V. Golzio, Storia dell’arte classica e italiana. IV. II Seicento e il Settecento, U.T.E.T., Torino 1950, p. 440;
  • V. Martinelli, Le pitture del Bernini, in “Commentari”, I, 1950, pp. 101, nota 1, 104;
  • P. Della Pergola, La Galleria Borghese in Roma (“Itinerari dei Musei e monumenti d’Italia”), Roma 1951, p. 44;
  • L. Grassi, Di un ritratto inedito e ancora del Bernini Pittore, in “Bollettino di Storia dell’Arte dell’Istituto Universitario di Magistero di Salerno”, 1951, p. 101 ss.;
  • L. Ferrara, Galleria Borghese, Novara 1956, p. 153;
  • P. Della Pergola, La Galleria Borghese. I Dipinti, II, Roma 1959, p. 73, n. 108;
  • L. Grassi, Gianlorenzo Bernini, Roma 1962, pp. 155-156;
  • L. Salerno, in H. Klinder, G. Bazin, H. Gerson, Kindlers Malerei Lexicon, I, Zurigo 1964, p. 331;
  • I. Faldi, in Le Caravage et la peinture italienne du XVIIe siécle, Paris 1965, p. 15, n. 7;
  • M. Fagiolo dell’Arco, Bernini. Una introduzione al gran teatro del Barocco, Roma 1967, n. 40;
  • K. Herrmann Fiore, in Invisibilia. Rivedere i capolavori. Vedere i progetti, catalogo della mostra (Roma, Palazzo delle Esposizioni, 1992), a cura di M. E. Tittoni, S. Guarino, Roma 1992, pp. 40-41;
  • A. Coliva (a cura di), Galleria Borghese, Roma 1994, p. 236;
  • K. Herrmann Fiore, in Bernini scultore: la nascita del barocco in Casa Borghese, catalogo della mostra (Roma, Galleria Borghese, 1998), a cura di A. Coliva, S. Schütze, Roma 1998, pp. 220-230, 235-238;
  • K. Herrmann Fiore, Guida alla Galleria Borghese, Roma 1997, pp. 90-91;
  • K. Herrmann Fiore, in Gian Lorenzo Bernini regista del Barocco, catalogo della mostra (Roma, Museo Nazionale di Palazzo Venezia, 1999), a cura di M.G. Bernardini, M. Fagiolo Dell’Arco, p. 436;
  • K. Herrmann Fiore, in Alessandro VII Chigi (1599 - 1667): il papa senese di Roma moderna, catalogo della mostra (Siena Museo Civico e Palazzo Chigi Zondadari, 2000-2001), a cura di A. Angelini, M. Butzek, B. Sani, Siena 2000, pp. 126-127;
  • C. Stefani, in P. Moreno, C. Stefani, Galleria Borghese, Milano 2000, p. 302, n. 9;
  • F. Petrucci, L’opera pittorica di Gian Lorenzo Bernini, in Bernini a Montecitorio, a cura di M.G. Bernardini, Roma 2001, pp. 70, 77, 87;
  • M. Fagiolo Dell’arco, “Plus né pour être paintre que sculpteur”. Novità su Bernini pittore e i suoi allievi, in “Firmantiquari”, X, 2002, 28/29, pp. 36-37;
  • F. Petrucci, I dipinti del Bernini, in D. Gallavotti Cavallero (a cura di), Bernini e la pittura, Roma 2003, pp. 153-154;
  • T. Montanari, A New Portrait by Bernini, in “The Burlington Magazine”, CXLVIII, 2006, 1240, p. 479, nota 9;
  • F. Petrucci, Bernini pittore, dal disegno al “maraviglioso composto”, Roma 2006, p. 324;
  • T. Montanari, in Bernini pittore, catalogo della mostra (Roma, Palazzo Barberini, 2007-2008), a cura di T. Montanari, Cinisello Balsamo 2007, pp. 24, 102-103, n. 8;
  • T. Montanari, Il colore del marmo. I busti di Bernini tra scultura e pittura. Ritratto e storia, funzione e stile (1610-1638), in I marmi vivi. Bernini e la nascita del ritratto barocco, catalogo della mostra (Firenze, Museo Nazionale del Bargello, 2009), a cura di A. Bacchi et alii, Firenze 2009, pp. 104-105;
  • S. Parca, in Rubens e la nascita del Barocco, catalogo della mostra (Milano, Civico Museo d’Arte Contemporanea, 2016-2017), a cura di A. Lo Bianco, Venezia 2016, pp. 108-109, n. 4.