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Sposalizio mistico di santa Caterina d’Alessandria

Francesco di Cristofano detto Franciabigio

(Firenze 1484 - 1525)

Attestato in collezione Borghese solo a partire dall’Ottocento, il dipinto è stato assegnato dalla critica al pittore fiorentino Francesco di Cristofano noto come Il Franciabigio. L’artista, legato in particolare ai modi di Andrea del Sarto col quale aveva stretto un proficuo sodalizio, mostra qui una sua autonomia artistica, dettata perlopiù dalla semplificazione della composizione.

L'opera raffigura il matrimonio mistico di santa Caterina d’Alessandria, qui ritratta mentre sta per ricevere l’anello da Gesù Bambino alla presenza della Vergine; accanto a lei, la ruota dentata e la palma, simboli del suo martirio.


Scheda tecnica

Inventario
177
Posizione
Datazione
1519 ca.
Tipologia
Periodo
Materia / Tecnica
olio su tavola
Misure
cm 79 x 62
Cornice

Salvator Rosa cm 95 x 68,5 x 6,7

Provenienza

1833 (Inventario Fidecommissario Borghese 1833, p. 21: Della Pergola 1959). Acquisto dello Stato, 1902

Conservazione e Diagnostica
  • 1903 Luigi Bartolucci (disinfestazione dai tarli)

Scheda

La prima documentazione certa di questa tavola risale al 1833, elencata in collezione Borghese come una Madonna col Bambino di scuola di Raffaello. Tale attribuzione, ripresa da Giovanni Piancastelli (1891), fu oggetto di rivalutazione da parte di Gauchez che nel 1892 parlò di Giuliano Bugiardini.

Questo nome trovò consenso in importanti storici dell'arte come Adolfo Venturi (1893) e Bernard Berenson (1909), ma non nel Morelli (1890) che propose l'attribuzione al Franciabigio, opinione successivamente condivisa da Roberto Longhi (1928) e dal Berenson (1932), che in quest'ultima occasione rivide il suo primo giudizio.

Nel 1959 Paola Della Pergola confermò la paternità della tavola al Franciabigio, riconoscendovi tuttavia la presenza di numerosi parti probabilmente incompiute. In particolare, la studiosa confrontò questo Sposalizio con la Madonna col Bambino di Vienna attualmente attribuita a Fra' Bartolomeo (Kunsthistorisches Museum, inv. Gemäldegalerie 195), con la quale la composizione Borghese presenta diverse similitudini, come la tenda verde sullo sfondo, i tratti del volto della Vergine e la tonalità aspra dei colori. Secondo Fiorella Sricchia Santoro (1963) queste caratteristiche evidenziavano una chiara influenza della pittura di Andrea del Sarto, rielaborate però dal Franciabigio in modo del tutto personale e con una certa semplicità, come si può notare dal piccolo padiglione alle spalle della Vergine e dal mantello di Caterina d’Alessandria, elementi che nel quadro Borghese esauriscono la loro funzione ornamentale. Tale minore complessità, probabilmente dovuta al fatto che l'opera non fosse stata terminata, fu sottolineata anche da Susan McKillop (1974).

Il dipinto mostra uno stile personale e caratteristico del Franciabigio, definito da Anna Forlani Tempesti (in Il primato del disegno 1980) come un «sartismo asprigno e più naturale», riscontrabile in alcune delle sue opere degli anni venti del Cinquecento, come ad esempio nella Testa giovanile di Torino (Biblioteca Reale, inv. 15777), che la stessa Forlani Tempesti (in Il primato del disegno 1980) ha attribuito al pittore e ha avvicinato stilisticamente all'opera in esame.

Antonio Iommelli
Marzo 2023 (ultimo aggiornamento dicembre 2025)

Come citare
Copia citazione

Bibliografia
  • G. Piancastelli, Catalogo dei quadri della Galleria Borghese, in Archivio Galleria Borghese, 1891, p. 299;
  • W. Bode, in J. Burckhardt, W. Bode, Der Cicerone, II, Leipzig 1893, p. 680;
  • A. Venturi, Il Museo e la Galleria Borghese, Roma 1893, p. 113;
  • G. Morelli, Della Pittura Italiana. Studi Storici Critici: Le Gallerie Borghese e Doria Pamphili in Roma, Milano 1897, p. 93;
  • G. Frizzoni, in G. Morelli, Della Pittura Italiana. Studi Storici Critici: Le Gallerie Borghese e Doria Pamphili in Roma, Milano 1897, p. 93;
  • B. Berenson, Florentine Painters, New York 1909, p. 125;
  • J. A. Crowe, G. B. Cavalcaselle, A History of Painting in North Italy, VI, London 1912, p. 120 (nota);
  • G. Cantalamessa, Note manoscritte al Catalogo di A. Venturi del 1893, Arch. Gall. Borghese, 1911-1912, n. 177;
  • R. Longhi, Precisioni nelle Gallerie Italiane, I, La R. Galleria Borghese, Roma 1928, p. 195;
  • B. Berenson, Pitture Italiane del Rinascimento, Milano 1936, p. 181;
  • P. della Pergola, La Galleria Borghese. I Dipinti, II, Roma 1959, p. 26, n. 28;
  • F. Sricchia Santoro, Per il Franciabigio, in “Paragone Arte”, I, 1963, p. 8;
  • S. R. Mc Killop, Franciabigio, Berkley (Los Angeles) 1974, pp. 163-164, n. 30;
  • A. Forlani Tempesti, in Il primato del disegno. Firenze e la Toscana dei Medici nell’Europa del ’500, catalogo della mostra (Firenze, Palazzo Strozzi, 1980), Firenze 1980, p. 121, n. 230;
  • K. Herrmann Fiore, Galleria Borghese Roma scopre un tesoro. Dalla pinacoteca ai depositi un museo che non ha più segreti, San Giuliano Milanese 2006, p. 63.
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