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Sepolcro cinerario di Giulio Metrodoro e dei liberti Giulii

Arte romana


Il sepolcro, a forma di parallelepipedo, termina nella parte inferiore in una modanatura dall’alto basamento. Nella faccia anteriore sono presenti tre iscrizioni, delle quali quella centrale, contornata da una corona di alloro, ricorda il defunto Caio Giulio Metrodoro, di quattro anni, a cui è dedicato il monumento, e le due laterali i liberti della famiglia.

Ricordato nella collezione dell’arcivescovo di Taranto alla fine del XV secolo, passa alla sua morte a Mario Bonaventura ed infine a monsignor Ferratini, arcivescovo di Amelia, nella cui casa è ricordato ancora nel 1602. Dalla metà del Settecento viene menzionato nella Villa di Mondragone della famiglia Borghese a Tuscolo, dove risulta fino al suo trasferimento alla Villa Pinciana, nel 1820. 


Scheda tecnica

Inventario
CCXXXVa
Posizione
Datazione
I-II secolo d.C.
Tipologia
Materia / Tecnica
marmo bianco
Misure
altezza cm 56; larghezza cm 88; profondità cm 49; altezza lettere cm 3
Provenienza

Proveniente dalla Collezione Tigeti, successivamente passato a Ferrantini, Vescovo di Amelia (Lanciani 1989, pp. 160, 162, fig. 88); Collezione Borghese (citato per la prima volta nella Villa di Mondragone a Tuscolo da Volpi, 1742, pp. 143-144); Inventario Fidecommissario Borghese, 1833, C., p. 54, n. 182. Acquisto dello Stato, 1902.

Restauri e Indagini diagnostiche
  • 1997 Giovanna Carla Mascetti
  • 2008 Consorzio Capitolino di Elisabetta Zatti ed Elisabetta Caracciolo

Scheda

Rodolfo Lanciani ricorda il sepolcro cinerario, intorno al 1498, nella collezione Tigeti, appartenente all’arcivescovo di Taranto: “prelato, già secretario apostolico, e protonotario, aveva ottenuto il vescovato di Taranto, al tempo di fra Giocondo. E venuto a morte, in sullo scorcio del secolo, la casa, che stava nel r. di Ponte vicina a Tor Sanguigna, passò a Mario Bonaventura, e, più tardi, a monsignor Ferratini, arciv. di Amelia” (Lanciani 1989, pp. 160, 162, fig. 88). Nella seconda metà del Cinquecento, la scultura è riprodotta, in un disegno di Giovanni Antonio Dosio conservato nella Biblioteca Nazionale di Firenze, con l’indicazione “in casa di Mos.re Ferratino, vescovo di Amelia” (Tedeschi Grisanti 1983, p. 95, n. c. 44 v, a). Anche il Gruter, nel 1602, lo testimonia apud Ferratinos (Gruter 1602, pp. DCCCCXV, n. 13; DCCCCLXXX, n. 1). Intorno alla metà del Settecento, è ricordato da Volpi nella Villa di Mondragone della famiglia Borghese a Tuscolo, dove risulta attestato da Grossi Gondi fino agli inizi del XIX secolo (Volpi 1742, pp. 143-144; Grossi Gondi 1901, p. 291). Una missiva del 1819 del ministro Evasio Gozzani al principe Camillo Borghese testimonia la volontà di trasferire dalla Villa di Mondragone alla Villa Pinciana alcune sculture per preservarle da ulteriore degrado. I restauri sono assegnati a Felice Festa e Francesco Massimiliano Laboureur. Nel 1820 le sculture, pulite, risultano sistemate nella Palazzina (Moreno, Sforzini 1987, pp. 346-347, 355).

La scultura, di forma parallelepipeda, conserva il coronamento inferiore, composto da una gola rovescia e da un alto basamento. La faccia anteriore è decorata da tre iscrizioni, quelle laterali delimitate da una cornice lineare, la centrale da una ricca corona di alloro:

A sinistra della corona

Dis Manibus /

Julio. C. L. /

Metrodoro /

Juliae. C. L. /

Pherusae /

Julio. C. L. /

Mercurialis. vixit /

An. XIX.

 

Entro una corona di alloro

C . Julio . C. F. /

Metrodoro /

Vix. Ann. IIII /

Mens. IIII /

XVII /

 

A destra della corona:

Julio. C. L. /

Agathopodi /

Juliae. C.L. /

Sympherusae

F  A

Sotto la corona è visibile la formula Sibi et Suis / e sul basamento l’indicazione Posterisque Aeuorum, aggiunte, probabilmente, in un momento successivo.

Il monumento funerario è dedicato a Caio Julio, figlio di Caio Metrodoro, deceduto in tenera età, mentre ai lati sono ricordati i liberti della famiglia: Caio Giulio Metrodoro, Giulia Ferusa e Caio Giulio Mercuriale a sinistra; Caio Giulio Agatopode e Giulia Sinferusa a destra. Dal riscontro dei disegni cinquecenteschi risulta che le tre dediche erano sormontate dall’invocazione Dis. Man oggi non più visibile, probabilmente rimossa nell’adattamento moderno dell’opera come base di statua. 

Giulia Ciccarello




Bibliografia
  • J. Gruter, Inscriptiones Antiquae Totius orbis Romani in corpus absolutissimum redactae, 1602, pp. DCCCCXV, n. 13; DCCCCLXXX, n. 1.
  • G. R. Volpi, Vetus Latium Profanum et Sacrum, VIII, Roma 1742, pp. 143-144.
  • A. Nibby, Monumenti scelti della Villa Borghese, Roma 1832, pp. 131-132.
  • Indicazione delle opere antiche di scultura esistenti nel primo piano del Palazzo della Villa Borghese, Roma 1854 (1873), I, p. 24, n. 10.
  • Corpus Iscriptionum Latinarum, VI, 1886, n. 20137.
  • A. Nibby, Roma nell’anno 1838, Roma 1841, p. 924, n. 10.
  • Indicazione delle opere antiche di scultura esistenti nel primo piano del Palazzo della Villa Borghese, Roma 1854 (1873), I, p. 29, n. 11.
  • A. Venturi, Il Museo e la Galleria Borghese, Roma 1893, p. 48.
  • F. Grossi Gondi, Le Ville Tuscolane nell’epoca classica e dopo il Rinascimento, La Villa dei Quintili e la Villa di Mondragone, Roma 1901, p. 291.
  • P. Moreno, Museo e Galleria Borghese, La collezione archeologica, Roma 1980, p. 8.
  • G. Tedeschi Grisanti, Dis manibus, pili, epitaffi et altre cose antiche, Un codice inedito di disegni di Giovannantonio Dosio, in “Bollettino d’Arte”, 18, pp. 69-102, in part. p. 95, C44v, a.
  • R. Lanciani, Storia degli scavi di Roma e notizie intorno le collezioni romane di antichità, I, Roma 1989, pp. 160, 162, fig. 88.
  • P. Moreno, A. Viacava, I marmi antichi della Galleria Borghese. La collezione archeologica di Camillo e Francesco Borghese, Roma 2003, p. 101, n. 62.
  • Scheda di catalogo 12/00147890, P. Moreno 1975; aggiornamento G. Ciccarello 2020.