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Madonna con Bambino

Salvi Giovan Battista detto Sassoferrato

(Sassoferrato 1609 - Roma 1685)

Il dipinto fu eseguito intorno alla metà del XVII secolo dal pittore marchigiano Giovanni Battista Salvi, detto Sassoferrato. Si tratta di una delle numerose interpretazioni che l’artista trasse, nel corso della sua vita, dalla Madonna della Torre (Madonna Mackintosh) di Raffaello, oggi conservata presso la National Gallery di Londra, opera di grandissima fortuna. La tela entrò a far parte della collezione Borghese nel 1818 tramite acquisto del principe Camillo presso Ignazio Grossi.


Scheda tecnica

Inventario
382
Posizione
Datazione
metà del secolo XVII circa
Tipologia
Periodo
Materia / Tecnica
olio su tela
Misure
cm 69,5 x 55,5
Cornice

Salvator Rosa cm.109 x 95 x 6

Provenienza

Roma, collezione Borghese, acquisto del principe Camillo Borghese da Ignazio Grossi di Firenze, 1818; Inventario Fidecommissario Borghese 1833, p. 7, n. 14. Acquisto dello Stato, 1902.

Conservazione e Diagnostica
  • 1947 Carlo Matteucci
  • 1996-1997 Paola Tollo - Carlo Ceccotti

Scheda

L’opera, di mano di Giovanni Battista Salvi detto Sassoferrato, è tratta dalla Madonna della Torre (Madonna Mackintosh) di Raffaello, proveniente dalla raccolta del Duca di Orlèans e conservata presso la National Gallery di Londra. Dell’opera raffaellesca esistono numerose versioni, più o meno fedeli, che testimoniano l’enorme fortuna acquistata dal soggetto fin dalla sua realizzazione all’inizio del Cinquecento.

La ripresa del Sassoferrato non è una copia fedele ma presenta alcune significative variazioni rispetto all’originale, come per esempio lo sfondo, che l’artista sceglie di rendere neutrale senza riprodurre il paesaggio del prototipo, ma anche la veste della Madonna, come è riscontrabile nel panneggio delle maniche, reso in maniera più abbondante (Stefani 2000, p. 356).

Sostanzialmente intatta rimane la posa dei due personaggi, nonché i rispettivi atteggiamenti emotivi evidenziati dai loro volti: il Bambino, nell’atto di abbracciare la madre, si rivolge verso lo spettatore con un’espressione quasi giocosa, mentre la Vergine, con una fermezza statuaria, mantiene lo sguardo verso il basso.

L’artista marchigiano affronta più volte, sempre attraverso interpretazioni personali, il soggetto raffaellesco. Ulteriori esempi sono la versione conservata a Candelara di Pesaro (collezione privata), esposta per la prima volta in mostra a Cesena nel 2009, e quella presso l’Accademia Carrara di Bergamo, di analogo livello qualitativo (Il Sassoferrato. Un preraffaellita tra i puristi del Seicento, cat. mostra (Cesena, Galleria Comunale d’Arte, 2009), a cura di M. Pulini, A. Giovanardi, A. Marchi, Milano 2009, cat. 21). Una variante iconografica del tema è rappresentata dalla Madonna col Bambino e il libro, di cui una versione è presentata alla citata mostra cesenate, in cui l’artista riprende le figure dei due protagonisti modificando completamente il contesto e aggiungendo significativi particolari, quali un libro in mano alla Vergine e un cuscino sotto al piede dell’Infante (Il Sassoferrato, cit., cat. 22)

L’opera, databile alla metà del XVII secolo, entra in collezione Borghese alla fine del 1818 tramite acquisto del principe Camillo presso Ignazio Grossi, e compare nell’inventario fidecommissario del 1833 con la corretta attribuzione al Salvi.

Nel 1980 François De Lepinay ha messo in collegamento al dipinto Borghese un disegno già conservato presso lo Staatliche Graphische Sammlung di Monaco, rubato nel 1965 (De Lepinay 1980, pp. 67-84).

 

Pier Ludovico Puddu




Bibliografia
  • E. e C. Platner, Beschreibung der Stadt Rom, III, Stuttgart-Tübingen 1842, p. 276;
  • J. D. Passavant, Raphaël d’Urbin et son père Giovanni Santi, II, Paris 1860, p. 121;
  • X. Barbier de Montault, Les Musées et Galeries de Rome, Roma 1870, p. 353;
  • J.A. Crowe, G.B. Cavalcaselle, Raffaello, la sua vita e le sue opere, II, Firenze 1890, p. 147;
  • G. Piancastelli, Catalogo dei quadri della Galleria Borghese, in Archivio Galleria Borghese, 1891, p. 345;
  • A. Venturi, Il Museo e la Galleria Borghese, Roma 1893, p. 185;
  • A. Muñoz, La Galleria Borghese in Roma, Roma 1909, pp. 5-8;
  • R. Longhi, Precisioni nelle Gallerie Italiane, I, La R. Galleria Borghese, Roma 1928, p. 215;
  • A. De Rinaldis, La R. Galleria Borghese in Roma, Roma 1935, p. 36;
  • M. Goering, in U. Thieme, F. Becker, Allgemeines Lexikon der Bildenden Künstler, XXIX, Leipzig, 1935, p. 362;
  • O. Fischel, Raphael, I, London 1948, p. 129;
  • P. Della Pergola, Itinerario della Galleria Borghese, Roma 1951, p. 34;
  • P. Della Pergola, La Galleria Borghese. I Dipinti, II, Roma 1959, p. 124, n. 174, p. 226, n. 100;
  • F. Macè De Lepinay, Sassoferrato dessinateur, in “Paragone. Arte”, XXXI, 1980, pp. 67-84;
  • C. Stefani, in P. Moreno, C. Stefani, Galleria Borghese, Milano 2000, p. 356;
  • S. Tarissi De Jacobis, in Villa Borghese: i principi, le arti, la città dal Settecento all'Ottocento, a cura di A. Campitelli, Milano 2003, p. 107, n. 1;
  • J. Meyer zur Capellen, Raphael. A Critical Catalogue of His Paintings, II, Landshut 2005, p. 81, n. 49, II.23;
  • K. Herrmann Fiore, Galleria Borghese Roma scopre un tesoro. Dalla pinacoteca ai depositi un museo che non ha più segreti, San Giuliano Milanese 2006, p. 127;
  • M. Minozzi, Note sui dipinti di Raffaello nella collezione Borghese, in Raffaello da Firenze a Roma, catalogo della mostra (Roma, Galleria Borghese 2006), a cura di A. Coliva, Milano 2006, p. 108;
  • A. Marchi, Sul “raffaellismo” di Giovan Battista Salvi, il Sassoferrato, in Il Sassoferrato. Un preraffaellita tra i puristi del Seicento, catalogo della mostra (Cesena, Galleria Comunale d’Arte, 2009), a cura di M. Pulini, A. Giovanardi, A. Marchi, Milano 2009, p. 61.