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Cristo nel sepolcro

Bottega di Costa Ippolito

Mantova, 1506 - Mantova, 1561

Il dipinto, segnalato in collezione Borghese a partire dal 1693, è stato inizialmente avvicinato alla produzione di Raffaello e successivamente alla scuola dei Carracci. Anche il riferimento all’area bolognese è stato tuttavia respinto dalla critica, che ha collocato l’opera nell’ambito romano e l’ha messa in relazione, in tempi più recenti, con la cerchia di Giulio Romano e Ippolito Costa. L'opera raffigura Giovanni Evangelista, Nicodemo e Giuseppe d’Arimatea mentre depongono il corpo di Cristo nel sepolcro. Accanto a loro, Maria Maddalena e l'Addolorata, quest'ultima sorretta dalle pie donne.


Scheda tecnica

Inventario
302
Posizione
Datazione
seconda metà del XVI secolo
Tipologia
Periodo
Materia / Tecnica
olio su tavola
Misure
cm 84 x 71
Cornice

Cornice ottocentesca con kymation (cm 107,5 x 94 x 10,5)

Provenienza

Roma, collezione Borghese, 1693 (Inventario 1693, Stanza II, n. 23); Inventario Fidecommissario Borghese 1833, p. 17. Acquisto dello Stato, 1902.

Conservazione e Diagnostica
  • 1906 - Luigi Bartolucci (supporto)
  • 2002/03 - Andrea Parri (cornice)
  • 2008 - Laura Ferretti

Scheda

Il dipinto, di provenienza ignota, è documentato in collezione Borghese a partire dal 1693, quando è elencato nel relativo inventario con un’errata attribuzione a Raffaello. Tale nome fu rivisto nel 1833, quando la tavola fu elencata in modo errato (le misure indicate sono incompatibili) dall’estensore del fidecommesso alla scuola dei Carracci, attribuzione ripetuta da Giovanni Piancastelli (1891) e Adolfo Venturi (1893).

Il primo a escludere qualsiasi rapporto tra il dipinto Borghese e l’ambiente bolognese fu Roberto Longhi (1928), che, collocando la tavola nell’ambito del manierismo romano, la riferì alla cerchia di Siciolante da Sermoneta. Secondo Della Pergola (1959), tale attribuzione sarebbe suggerita dalla meccanicità della composizione e dalla durezza dei volti e delle pieghe degli abiti; tuttavia, sempre a detta della studiosa, la tavola non sembrerebbe lontana dalla maniera di Polidoro da Caravaggio. Nel 2006 Hermann Fiore è ritornata su Giulio Romano, attribuzione qui non condivisa sia per la fissità dei gesti che per le ingenuità nella resa delle espressioni.

In una nota autografa di Federico Zeri, sul verso della foto che riproduce il dipinto Borghese (FZ, INVN 65768), lo studioso annota «dalla pala di Ippolito Costa nella / Chiesa di S. Egidio a Mantova» rimandando all'incisione di Diana Scultori (GDSR, inv. S-FC50720; Bellini 1991, pp. 168-169, n. D.4), la quale riproduce, con alcune differenze, il dipinto mantovano, eseguito da Ippolito Costa probabilmente tra il 1540 e il 1560 circa (Tellini Perina 1965, III.1, p. 336; Gozzi 1976, p. 54), già attribuito a Fermo Ghisoni (Berzaghi 1981, p. 309; R. Berzaghi, in Osanna 2005, pp. 260-267, n. 33) cognato di Ippolito e allievo di Giulio Romano. Diversamente, infatti, della tela di S. Egidio, che si ipotizza possa derivare da un prototipo perduto di Giulio Romano (Tellini Perina 1984), l'incisione della Scultori - da cui sembra discendere il dipinto in esame - aggiunge alla composizione una pia donna, che si unisce al gruppo con la Vergine, ma omette, invece, al pari della versione presente nella collezione Sordi di Mantova (Gozzi 1976, p. 54), il committente ritratto inginocchiato, identificato con il cardinale Ercole Gonzaga (Tellini Perina 1984; Grassi 1993), e i due personaggi posti alle estremità della scena, ossia san Domenico e una monaca domenicana, la cui identità è stata oggetto di diverse interpretazioni, oscillando tra la beata Osanna Andreasi, la venerabile Margherita Torchi e Ippolita Gonzaga, sorella domenicana del cardinale.

Antonio Iommelli
Settembre 2022 (ultimo aggiornamento febbraio 2026)

Come citare
Copia citazione

Bibliografia
  • G. Piancastelli, Catalogo dei quadri della Galleria Borghese, in Archivio Galleria Borghese, 1891, p. 187;
  • A. Venturi, Il Museo e la Galleria Borghese, Roma 1893, p. 154;
  • R. Longhi, Precisioni nelle Gallerie Italiane, I, La R. Galleria Borghese, Roma 1928, p. 205;
  • P. della Pergola, La Galleria Borghese. I Dipinti, II, Roma 1959, pp. 102-103, n. 147;
  • C. Tellini Perina, Dalla metà del XVI secolo ai nostri giorni, in Mantova. Le arti, III.1, a cura di E. Marani, C. Tellini Perina, Mantova 1965, p. 336;
  • T. Gozzi, Lorenzo Costa il Giovane, in "Saggi e Memorie di storia dell'arte", X (1976), p. 54;
  • R. Beraghi, Committenza del Cinquecento: la pittura, in I secoli di Polirone. Committenza e produzione artistica di un monastero benedettino, catalogo della mostra (San Benedetto Po, Museo Civico Polironiano, 1981), I, a cura di Paolo Piva, Mantova 1981, p. 309;
  • C. Tellini Perina, Costa, Ippolito, in Dizionario Biografico degli Italiani, XXX, Roma, Istituto della Enciclopedia Italiana, 1984, ad vocem;
  • P. Bellini, a cura di, L'opera incisa di Adamo e Diana Scultori, Vicenza 1991, pp. 168-169, n. D.4
  • M. G. Grassi, La deposizione con il cardinal Ercole Gonzaga in S. Egidio a Mantova, in "Civiltà mantovana", XXVIII, 1993, pp. 45-63;
  • R. Berzaghi, in Osanna Andreasi da Mantova, I, L'immagine di una mistica del Rinascimento, catalogo della mostra (Mantova, Galleria e Museo di Palazzo Ducale, 2005), a cura di Renata Casarin, Mantova 2005, pp. 260-267, n. 33
  • K. Herrmann Fiore, Galleria Borghese Roma scopre un tesoro. Dalla pinacoteca ai depositi un museo che non ha più segreti, San Giuliano Milanese 2006, p. 100.
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