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Madonna con Bambino nel giardino di rose

Raibolini Francesco detto Francesco Francia

Bologna 1450 ca. - 1517)

La tavola venne eseguita dal Francia per Dorotea Fantuzzi (m. nel 1589), entrata del convento domenicano di S. Maria Maddalena a Bologna nel 1518. L’ingresso nella vita religiosa della committente si mostra utile ai fini della datazione del dipinto Borghese, citato in collezione solo a partire dal 1833. L'opera non si discosta dalla produzione dell'artista, sempre impegnato in composizioni dolci ed equilibrate, ma di scarsa forza emotiva, in cui largo dovette essere l'intervento della bottega.


Scheda tecnica

Inventario
061
Posizione
Tipologia
Periodo
Materia / Tecnica
olio su tavola
Misure
cm 86 x 64
Provenienza

Bologna, convento di S. Maria Maddalena; Roma, collezione Borghese, registrato nell’Inventario Fidecommissario Borghese 1833, p.14. Acquisto dello Stato, 1902.

Iscrizioni

sul retro “SOROR DOROTHEA DI FANTUZZI IN STRA.MA.MAGNA”

Mostre
  • 1954 Roma, Palazzo Venezia
Conservazione e Diagnostica
  • 1903 Luigi Bartolucci
  • 1921 Riccardo De Bacci Venturi
  • 2010 Vega Santodonato; Emmebi (indagini diagnostiche); Paola Tollo

Scheda

Le notizie circa la provenienza e la commissione del dipinto sono riportate sul retro della tavola. La prima riporta il dipinto al Convento di S. Maria Maddalena a Bologna, da cui proviene. La commissione è invece legata alla figura di Dorotea Fantuzzi, dedicataria dell’opera, entrata nel convento domenicano nel 1518. Dalla sede bolognese sarebbe arrivata a Roma in data imprecisata, ma certamente prima del 1678, quando Malvasia ricorda come «restringendomi a quelle solo di Roma, per essere impossibile a dir tutte, quella che è nei camerini della Villa Borghese, tenuta colà comunemente di Pietro Perugino» (Malvasia 1678).  Un’ascrizione che sarà rettificata negli elenchi del Fidecommisso (…) dove risulta registrata come opera del Francia. Concorde il giudizio in tal senso di Venturi e Longhi, mentre il nome dell’allievo Jacopo Boateri, era stato fatto da Ricci, su proposta di Piancastelli. Ancora come opera di uno scolaro o imitatore, è segnalato da Lermolieff [Morelli] (Morelli, 1889 (1897), pp. 194-195).

Nel catalogo della collezione, Paola della Pergola ricorda il dipinto quale opera sicura dell’artista (Della Pergola 1955, p. 37). La stessa studiosa menziona la presenza di una versione molto simile, salvo la presenza di due angeli su uno dei lati, conservata nel Castello di Rohoncz in Ungheria. In favore di un intervento della bottega è Emilio Negro, giudicando comunque «non improbabile che egli sia intervenuto in parte dell’esecuzione, come pare rivelare la delicata finezza del viso della Vergine, sebbene la robustezza delle figure rimandi piuttosto alla maniera dei figli» (Negro 1998, pp. 249-250). Ancora all’interno del principale studio sull’artista, è proposto quale autografo il solo impianto compositivo, che sarebbe stato ripreso dai figli nel dipinto della Pinacoteca Nazionale di Bologna (inv.n. 568). Elementi questi che farebbero propendere per una cronologia tarda dell’opera, attorno al 1515 quando era ormai frequente il contributo dei figli Giacomo e Giulio. Certamente presenti sono le formule di successo di composizioni presenti in altre versioni attribuite alla bottega del Francia, probabilmente derivanti da un modello messo a disposizione dal maestro, per esser poi rielaborato. L’intervento di Francesco sembra rilevante, sebbene l’ampiezza delle forme è probabilmente da attribuire all’intervento di uno dei suoi figli o comunque alla sua bottega. La predilezione da parte del maestro per figure esili e filiforme intorno a questa data, è uno degli elementi che maggiormente inducono a collocare la voluminosa composizione nel secondo decennio del Cinquecento. 

Fabrizio Carinci




Bibliografia
  • C.C. Malvasia, Felsina pittrice: vite de’pittori bolognesi, Bologna 1678 ed. a cura di G. Zanotti, Bologna 1841, p. 49.
  • J.A. Crowe, G.B. Cavalcaselle, A history of painting in North Italy, 1871 (1912), p. 271, n. 3.
  • A. Venturi, La pittura bolognese nel secolo XV, in “Archivio storico dell’arte”, Roma 1890, p. 291.
  • G. Piancastelli, Catalogo dei quadri della Galleria Borghese in Archivio Galleria Borghese, 1891, c. 167.
  • I. Lermolieff (G. Morelli), Le opere dei Maestri Italiani nelle Gallerie di Monaco, Dresda e Berlino, 1880 (1886), p. 250.
  • A. Venturi, Il Museo e la Galleria Borghese, Roma 1893, p. 182.
  • G. C. Williamson, Francesco Raibolini called Francia, London 1901, p. 153.
  • E. Gradner, The painters of Schools of Ferrara, London 1911-1912, p. 216.
  • G. Lipparini, Francesco Francia: con 106 nuove illustrazioni e due tavole, Bergamo 1913, pp. 107 sgg.
  • A. Venturi, La pittura del Quattrocento, 1914, parte 3, p. 952.
  • G. Piazzi, Le opere di Francesco Raibolini, detto il Francia, orefice e pittore, Bologna 1925, pp. 55-56.
  • R. Longhi, R. Galleria Borghese, 1928, p. 182.
  • B. Berenson, The Italian painters of the Renaissance, London 1932, p. 209.
  • B. Berenson, Pitture Italiane del Rinascimento, Milano 1936, p. 179.
  • A. De Rinaldis, Catalogo della Galleria Borghese, Roma 1948, p. 75.
  • P. Della Pergola, La Galleria Borghese in Roma, 1951, p. 48.
  • P. Della Pergola, La Galleria Borghese. I Dipinti, I, Roma 1955, p. 37; n. 48
  • B. Berenson, Italian pictures of the Renaissance. Central Italian and North Italian schools, London 1968, p. 149.
  • N. Roio, Giacomo e Giulio Raibolini detti i Francia, in “Pittura bolognese del ‘500”, 1, Bologna 1986, p. 36.
  • A. Ugolini, La dinastia di Francesco Francia, in “Arte Cristiana”, 779, 1997, p. 116, n. 1.
  • E. Negro, Francesco Francia e la sua scuola, Modena 1998, p. 250.