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Cantore con flauto

ambito veneto


Il Suonatore di flauto è pendant del Cantore appassionato (inv. 132), a cui è accostabile per dimensioni e tipologia di soggetto, ed appartenevano entrambi alla collezione di Scipione Borghese. Descritti da Manilli come opere di Giorgione, al cui ambito sono ricondotte ancora oggi, l’autografia dei due dipinti non ha mai trovato un consenso unanime da parte della critica. Il Suonatore è ritratto in maniera del tutto inconsueta, ripreso dal fianco sinistro con la testa girata verso lo spettatore, posa che conferisce dinamicità al personaggio.


Scheda tecnica

Inventario
130
Posizione
Datazione
1507 circa
Tipologia
Periodo
Materia / Tecnica
olio su tela
Misure
cm 102,5 x 73
Cornice

Salvator Rosa (cm. 123,5 x 94,5 x 7,5)

Provenienza

Roma, collezione cardinale Scipione Borghese; Inv. 1633 circa, n. 43; Inv. 1693, St. III, nn. 30, 38; Inventario Fidecommissario Borghese 1833, p. 25. Acquisto dello Stato, 1902.

Mostre
  • 1955 Venezia, Palazzo Ducale
  • 1993, Parigi, Galeries Nationales d’Exposition du Grand Palais
  • 2000-2001 Roma, Palazzo Barberini
  • 2001-2002 Tokyo, Museum of Western Art; Roma, Scuderie del Quirinale
  • 2007 Verona, Palazzo del Mercato vecchio
  • 2009-2010 Kyoto, National Museum of Modern Art
  • 2011 Milano, Museo Diocesano
  • 2014 Trento, Castello del Buonconsiglio
  • 2024 Roma, Palazzo Barberini
Conservazione e Diagnostica
  • 1946 Carlo Matteucci
  • 1953 Alvaro Esposti e Gilda Diotallevi; ICR (indagini diagnostiche)
  • 2000 Editech (indagini diagnostiche)
  • 2001 OPUS Restauratori Consorziati; EMMEBICI (indagini diagnostiche)
  • 2009 Restauratori della Soprintendenza
  • 2023 Ars Mensurae di Stefano Ridolfi (indagini diagnostiche)

Scheda

Il Suonatore di flauto è colto in una inconsueta posa laterale, mentre rivolge la testa verso lo spettatore tenendo lo strumento musicale nella mano sinistra. L’espressione forte, distinta da una sorta di ghigno, conferisce all’immagine un carattere quasi caricaturale. Il personaggio indossa una camicia bianca con intagli lungo la manica e un copricapo rosso che gli mette il viso parzialmente in ombra, le cui dimensioni, come rivelato dalle indagini diagnostiche, appaiono oggi ridotte rispetto all’idea originale. L’abbigliamento è simile, per tipologia e colori, a quello del Cantore appassionato ritratto in un’altra tela, di identiche dimensioni, appartenente anch’esso alla collezione Borghese (inv. 132).

I due dipinti, tradizionalmente considerati pendant, compaiono per la prima volta nell’inventario del cardinale Scipione, databile al 1633 circa, alla voce “43. Doi quadri in tela di doi Buffoni uno in camiscia con un berettino rosso, l'altro con un casaccone trinciato et un ciufolo in mano cornice dorata, alto 4 largo 3, Giorgione” (Corradini 1998, n. 43). Ancora citati insieme e con la medesima descrizione si ritrovano nella guida della Villa Pinciana redatta da Manilli nel 1650 (p. 68). Sulla scorta di una citazione inventariale degli anni Sessanta del Cinquecento, i due quadri sono stati messi in rapporto ad una composizione a tre figure dell’artista veneto già in collezione Vendramin, poi smembrata, di cui le teste Borghese rimarrebbero come testimonianza (Della Pergola 1955, pp. 112-113, nn. 201-202). Tale ricostruzione, successivamente smentita, ha tuttavia lasciato emergere il legame delle due tele con il Concerto della collezione Mattioli (sull’argomento si veda Ballarin 1993, pp. 344-347; Dal Pozzolo 2009, pp. 442-444), ricondotto da taluni all’ultima fase di produzione giorgionesca e divenuto un termine di confronto imprescindibile per il dibattito critico intorno alla coppia Borghese, anche in termini stilistico-cronologici. La mostra di Palazzo Ducale a Venezia nel 1955 e quella parigina del 1993, in cui le due tele Borghese e quella Mattioli sono state esposte insieme, hanno rappresentato occasioni di dialogo tra queste opere e alimentato importanti riflessioni intorno allo stile del periodo tardo di Giorgione, all’indomani del passaggio di Dürer a Venezia tra il 1506 e il 1507, lo stesso giro d’anni a cui sono tradizionalmente riferite le due teste della Galleria. 

L’attribuzione giorgionesca permane nei documenti di casa Borghese fino all’inventario fedecommissario del 1833, dove le due opere sono ricondotte a Giovanni Bellini, mentre in seguito Venturi (1893, p. 97), seguito da Berenson (1894, p. 91) e Fiocco (1829, pp. 124-125), avanza il nome di Domenico Capriolo. In una comunicazione trasmessa alla direzione del Museo Borghese, Longhi torna sul maestro di Castelfranco Veneto, nel cui ambito le due discusse tele permangono fino ad oggi, collocandosi possibilmente nella sfera del neogiorgionismo di inizio Seicento (Robertson 1955, p. 276; Coliva 1994, pp. 56-58; Anderson 1996, p. 340; Herrmann Fiore 2006, tav. 130; per un riepilogo del dibattito attributivo si veda Dal Pozzolo 2009, cit.).

Pier Ludovico Puddu 




Bibliografia
  • I. Manilli, Villa Borghese fuori di Porta Pinciana, Roma 1650, p. 68;
  • G. Roisecco, Roma ampliata, e rinovata, o sia nuova descrizione dell’antica, e moderna città di Roma, e di tutti gli edifizj notabili che sono in essa, Roma, ed.1750, p. 158;
  • G. Piancastelli, Catalogo dei quadri della Galleria Borghese in Archivio Galleria Borghese,1891, pp. 4-5;
  • A. Venturi, Il Museo e la Galleria Borghese, Roma 1893, p. 97;
  • B. Berenson, The Venetian Painters of the Renaissance, New York 1894, p. 91;
  • R. Longhi, Precisioni nelle Gallerie Italiane. I, Galleria Borghese, «Vita Artistica», II, 1927, p. 14;
  • R. Longhi, Precisioni nelle Gallerie Italiane, I, R. Galleria Borghese, Roma, 1928, pp. 87, 91, 190;
  • G. Fiocco, Pier Maria Pennacchi in “Rivista di Archeologia e Storia dell’Arte”, I, 1929, pp. 124-125;
  • J. Wilde, Die Probleme um Domenico Mancini, in “Jahrbuch der Kunsthistorischen Sammlungen in Wien”, 7, 1933, p. 112;
  • G. Lorenzetti, L.C. Planiscig, La collezione dei conti Donà delle Rose a Venezia, Venezia 1934, p. 17, nn. 59, 60;
  • W. Suida, Studien zu Palma in “Belvedere”, XII, 22, 1934-1935, pp. 100-101;
  • A. De Rinaldis, Catalogo della Galleria Borghese, Roma 1948, p. 21;
  • P. Della Pergola, La Galleria Borghese a Roma, Milano 1950, p. 10;
  • P. Della Pergola, La Galleria Borghese in Roma, Roma, 3a ed., 1954, pp. 27-35;
  • G. Fiocco, L. Grassi, F. Wittgens, Polemica su Giorgione, in “Scuola e Vita”, VIII, 1954, pp. 11-13;
  • C. Gamba, Il mio Giorgione, in “Arte Veneta. Rivista di storia dell’arte”, VIII, 1954, p. 177;
  • C. Gnudi, F. Zeri, Polemica su Giorgione, in “Scuola e Vita”, X, 1954, pp. 6-7;
  • R. Longhi, Polemica su Giorgione, in “Scuola e Vita”, IX 1954, p. 13;
  • M. Gendel, Art News from Rome, in “Art News”, II, 1954, p. 48;
  • M. Valsecchi, La pittura veneziana, Milano 1954;
  • L. Coletti, Tutta la pittura di Giorgione, Milano 1955, pp. 66-67;
  • P. Della Pergola, Galleria Borghese. I dipinti, I, Roma 1955, pp. 112-113, nn. 201-202;
  • P. Della Pergola, Giorgione, Milano 1955, pp. 34, 48;
  • R. Pallucchini, Giorgione, Milano 1955, p. 9;
  • G. Robertson, The Giorgione Exhibition in Venice, in “The Burlington Magazine”, 97, 1955, p. 276;
  • P. Zampetti, in Giorgione e i giorgioneschi, catalogo della mostra (Venezia, Palazzo Ducale, 1955), a cura di P. Zampetti, Venezia 1955, pp. 66-67;
  • B. Berenson, Italian Picture of the Renaissance. Venetian School, I, New York, London 1957, p. 52;
  • P. Della Pergola, L’Inventario Borghese del 1693 (I), in “Arte Antica e Moderna”, XXVI, 1964, p. 226;
  • C. Volpe, Giorgione, Milano 1964, p. 6;
  • R. Wittkower, L’Arcadia e il giorgionismo, in Umanesimo europeo e umanesimo veneziano, a cura di V. Branca, Firenze 1964, pp. 473, 484;
  • R. Pallucchini, Due concerti bergamaschi del Cinquecento, in “Arte veneta”, 1966, pp. 87-97;
  • E. Riccomini, Giorgione, Milano 1968, pp. 32-34;
  • T. Pignatti, Giorgione. Profili e saggi di arte veneta, Milano 1969, pp. 68, 132, nn. A47-A48;
  • R. Klein, La forme et l’intellegibile, Paris 1970, pp. 199-206;
  • L. Magugliani, Introduzione a Giorgione e alla pittura veneziana del Rinascimento, Milano 1970, pp. 118, 152;
  • G. Robertson, New Giorgione Studies, in “The Burlington Magazine”, 821, 1971, pp. 475-477;
  • G. Tschmelitsch, Zorzo, genannt Giorgione, der Genius und sein Bannkreis, Wien 1975, pp. 533-537;
  • L. Mucchi, Caratteri radiografici della pittura di Giorgione, Firenze 1978, p. 66;
  • A. Ballarin, Tiziano prima del Fondaco dei Tedeschi, in Tiziano e Venezia, Atti di convegno (Venezia 1976), Vicenza 1980, pp. 493-495;
  • A. Ballarin, Giorgione: per un nuovo catalogo e una nuova cronologia, in Giorgione e la cultura veneta tra ‘400 e ‘500. Mito, allegoria, analisi iconologica, Atti di convegno (Roma 1978), Roma 1981, pp. 27-28;
  • A. Ballarin, Giorgione e la Compagnia degli Amici: il doppio ritratto Ludovisi, in Storia dell’arte italiana, V, parte II, a cura di F. Zeri, Torino 1983, p. 520;
  • M. Lucco, Le cosiddette ‘Tre età dell’uomo’ di Palazzo Pitti, in Le ‘Tre età dell’uomo’ della Galleria Palatina, catalogo della mostra (Firenze, Palazzo Pitti, 1989), a cura di M. Lucco, Firenze 1989, pp. 11-12;
  • A. Ballarin, in Le siècle de Titien. L’age d’or del peinture à Venise, catalogo della mostra (Parigi, Galeries Nationales d’Exposition du Grand Palais, 1993), a cura di G. Fage, Paris 1993, nn. 30-31;
  • A. Coliva, Galleria Borghese, Roma 1994, pp. 56-58;
  • M. Lucco, Le siècle de Titien, in “Paragone”, XLV, 1994, pp. 36-37;
  • M. Lucco, Giorgione, Milano 1995, pp. 29-30, 126, 128, 132-135;
  • M. Lucco, Venezia 1500-1540, in La pittura nel Veneto. Il Cinquecento, I, a cura di M. Lucco, Milano 1996, pp. 48 e sgg;
  • J. Anderson, Giorgione, peintre de la “Brièvité poétique. Catalogue raisonné, Paris 1996, p. 340;
  • S. Corradini, Un antico inventario della quadreria del Cardinal Borghese, in Bernini scultore: la nascita del barocco in Casa Borghese, catalogo della mostra (Roma, Galleria Borghese, 1998), a cura di A. Coliva, S. Schütze, Roma 1998, n. 43;
  • M. Hochmann, Genre Scenes by Dosso and Giorgione, in Dosso’s Fate, a cura di L. Ciammitti, S.F. Ostrow, S. Settis, Los Angeles 1998, pp. 63-82;
  • T. Pignatti, F. Pedrocco, Giorgione, Milano 1999, pp. 208-209;
  • K. Herrmann Fiore, in Colori della musica. Dipinti, strumenti e concerti tra Cinquecento e Seicento, catalogo della mostra (Roma, Palazzo Venezia, 2000-2001), a cura di A. Bini, C. Strinati e R. Vodret, Milano 2000, pp. 130-133, nn. 11-12;
  • K. Herrmann Fiore, in Rinascimento. Capolavori dei musei italiani. Tokyo - Roma 2001, catalogo della mostra (Roma, Scuderie del Quirinale, 2001-2002) a cura di A. Paolucci, Milano 2001, p. 184, n. IV.1;
  • C. Stefani, in P. Moreno, C. Stefani, Galleria Borghese 2000, pp. 404, 409;
  • K. Herrmann Fiore, Galleria Borghese Roma scopre un tesoro. Dalla pinacoteca ai depositi un museo che non ha più segreti, San Giuliano Milanese 2006, tav. 130;
  • Il settimo splendore. La modernità della malinconia, catalogo della mostra (Verona, Palazzo della Ragione, 2007), a cura di G. Cortenova, Venezia 2007, pp. 63, 382, n. 27;
  • E.M. Dal Pozzolo, Giorgione, Milano 2009, pp. 346-350;
  • G. Fossaluzza, in Giorgione, catalogo della mostra (Castelfranco Veneto, Museo Casa Giorgione, 2009), a cura di E.M. Dal Pozzolo, L. Puppi, Milano 2009, pp. 442-444, nn. 51-52;
  • S. Ferrari, in Dosso Dossi. Rinascimenti eccentrici al Castello del Buonconsiglio, catalogo della mostra (Trento, Castello del Buonconsiglio, 2014), a cura di V. Farinella con L. Camerlengo e F. de Gramatica, Cinisello Balsamo 2014, pp. 72-75, n. 9;
  • G.C.F. Villa, Giorgione, Cinisello Balsamo 2021, pp. 240-241.