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Statua di Pan con capro e uccello

Arte romana


Il gruppo scultoreo raffigura un Pan in posizione frontale, affiancato, ai piedi, da un uccello sul lato destro e da un capro su quello sinistro. Il dio è ritratto nell’atto di suonare la siringa, uno strumento a fiato costituito da canne, sorretta con la mano destra. Il braccio sinistro, fasciato da una pelle di capra, trattiene un pedum, il bastone curvo legato alla vita pastorale. La figura di Pan presenta aspetti ferini ben marcati con corna sul capo, orecchie di forma appuntita e piedi caprini. Nel volto, molto restaurato, l’espressione satiresca è sottolineata dalla bocca dischiusa, occhi molto allungati e naso aguzzo.

Originariamente posta presso iI I Recinto della Villa, nel viale delle Fontane, dove la ricordano Iacomo Manilli nel 1650 e Domenico Montelatici nel 1700, la scultura si ritrova in un’incisione del Venturini del XVII secolo come decorazione della Fontana tonda. È infine citata, nel 1840, nella sua attuale collocazione, il Portico.

Si tratta, in base alle caratteristiche stilistiche e al confronto con sculture pertinenti note, di una copia romana, inquadrabile nel II secolo d.C., di ispirazione ellenistica.


Scheda tecnica

Inventario
CCXXXV
Posizione
Datazione
II sec. d.C.
Tipologia
Materia / Tecnica
marmo bianco
Misure
altezza cm 150
Provenienza
Collezione Borghese, citato per la prima volta da Manilli, 1650 (p. 11). Inventario fidecommissario Borghese, 1833, C., p. 54, n. 182. Acquisto dello Stato, 1902. 
Restauri e Indagini diagnostiche
  • 1828, Antonio D’Este. Interventi, forse risalenti a questo restauro o precedenti, nella testa, 
  • riattaccata: rifatti la punta del naso e il corno destro. Di restauro il braccio sinistro con parte della pelle ferina da sotto il gomito all’ascella, parte superiore e ultime due canne corte della siringa, parte superiore del pedum, il sesso, tratto della zampa destra con parte del puntello basso verso l’uccello, parte del puntello alto e del puntello basso verso il Pan. Nel capro, punta del muso, parte posteriore con la zampa posteriore sinistra e la coda.
  • 1997, G. Carla Mascetti

Scheda

Il gruppo scultoreo viene ricordato da Iacomo Manilli nel 1650 e da Domenico Montelatici nel 1700, presso iI I Recinto della Villa, nel viale delle Fontane. È citato, dal primo, come “Fauno” e dal secondo “Satiro, ò vero Pane Dio de Pastori con la zampogna in mano, e con un caprone, e una cornacchia à piedi” (Manilli 1650, p. 11; Montelatici 1700, p. 22). In un’incisione del Venturini del XVII secolo la scultura è posta ad ornamento della Fontana tonda (Falda 1691 ca., tav. 15). Nel 1832 viene menzionata da Antonio Nibby come “satiro di mediocre lavoro, tra un aquila e un ariete” (Nibby 1832, p. 130, n. 7) e infine nel Portico, attuale collocazione, nella Indicazione delle opere antiche di scultura esistenti nel primo piano della Villa Borghese del 1840 (p. 24, n. 10).

Il gruppo si compone di una figura di Pan, stante, raffigurato nell’atto di portare alle labbra una siringa, sorretta con la mano destra, mentre il braccio sinistro, disteso lungo il corpo e avvolto in una pelle ferina, trattiene un pedum, bastone ricurvo caratteristico dei pastori. Ai piedi della figura sono due animali: sulla destra un grosso uccello, sulla sinistra un capro, rivolto col capo verso la divinità. La figura di Pan è rappresentata con caratteristiche ferine molto evidenti, il volto, fortemente rilavorato, ha naso aguzzo di fisionomia caprina, occhi allungati, bocca dischiusa in un ghigno e orecchie di forma appuntita. I capelli, come la barba e i baffi, sono resi da corti riccioli scomposti, tra i quali spuntano delle piccole corna. La torsione del capo, verso sinistra, è accompagnata da quella, lieve, del busto sottolineata dalla muscolatura ben marcata delle braccia e del petto. Le cosce sono coperte da disordinate ciocche ritorte di peli folti che arrivano fin sotto le ginocchia, dalle quali partono le zampe caratterizzate dagli zoccoli. 

La scultura si può ritenere una copia romana, inquadrabile nel II secolo d.C., di ispirazione ellenistica. Il modello iconografico del Pan in piedi nell’atto di suonare una siringa, connotazione tipica del dio, si ritrova in due statuette conservate presso il Museo Archeologico di Heraklion (Marquardt 1995, pp. 97-98, pl. 14.1) e in una del museo di Cirene, nelle quali il dio è affiancato da un capro (Paribeni 1959, p. 122, n. 349, tav. 159). Ovidio riporta il mito eziologico dell’invenzione dello strumento che spiega il suo stretto legame con la divinità: quando Pan si vede sfuggire dalle mani la ninfa Siringa, trasformata dalle compagne in canne fluviali, incantato dal loro dolce mormorio, proferisce queste parole: “Questo colloquio avrò sempre io con te”. E costruitosi uno strumento con canne tagliate di diversa lunghezza e saldate insieme, dà ad esso il nome della ninfa (Ovidio, Metamorfosi, I, 682-712).

      Giulia Ciccarello


Bibliografia
  • I. Manilli, Villa Borghese fuori di Porta Pinciana, Roma 1650, p. 11.
  • G. B. Falda, Le fontane di Roma, I-II, 1691 ca. Roma, tav. 15.
  • D. Montelatici, Villa Borghese fuori di Porta Pinciana con l’ornamenti che si osservano nel di lei Palazzo, Roma 1700, p. 22.
  • A. Nibby, Monumenti scelti della Villa Borghese, Roma 1832, p. 130, n. 7
  • Indicazione delle opere antiche di scultura esistenti nel primo piano della Villa Borghese, Roma 1840, p. 24, n. 10.
  • A. Nibby, Roma nell’anno 1838, Roma 1841, p. 924, n. 10.
  • Indicazione delle opere antiche di scultura esistenti nel primo piano della Villa Borghese, Roma 1854 (1873), p. 29, n. 11.
  • A. Venturi, Il Museo e la Galleria Borghese, Roma 1893, p. 48.
  • A. De Rinaldis, La R. Galleria Borghese in Roma, 1935, p. 18.
  • P. Della Pergola, La Galleria Borghese in Roma (3° Edizione) , Roma 1954, p. 5.
  • R. Calza, Catalogo del Gabinetto fotografico Nazionale, Galleria Borghese, Collezione degli oggetti antichi, Roma 1957, p. 11, nn. 75-76.
  • E. Paribeni, Catalogo delle Sculture di Cirene, Statue e Rilievi di carattere religioso, in “Monografie di Archeologia Libica, V”, 1959.
  • P. Della Pergola, Villa Borghese, Roma 1962, p. 74, n. 41.
  • P. Moreno, Museo e Galleria Borghese, La collezione archeologica, Roma 1980, p. 8.
  • P. Moreno, S. Staccioli, Le collezioni della Galleria Borghese, Milano 1981, p. 101.
  • P. Moreno, C. Sforzini, I ministri del principe Camillo: cronaca della collezione Borghese di antichità dal 1807 al 1832, in “Scienze dell’Antichità”, 1, 1987, p. 360.
  • K. Kalveram, Die Antikensammlung des Kardinals Scipione Borghese, Worms am Rhein 1995, p. 254, n. 187.
  • N. Marquardt, Pan in der hellenistischen und kaiserzeitlichen Plastik, in “Antiquitas. Reihe 3, Abhandlungen zur Vor-und Frühgeschichte, zur klassischen und provinzial-römischen Archäologie und zur Geschichte des Altertums, 33, Bonn 1995.
  • P. Moreno, A. Viacava, I marmi antichi della Galleria Borghese. La collezione archeologica di Camillo e Francesco Borghese, Roma 2003, pp. 101-102, n. 63.
  • Scheda di catalogo 12/01008306, P. Moreno 1975; aggiornamento G. Ciccarello 2020