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Ritratto femminile

ambito veneto


L’opera, già catalogata come di scuola di Tiziano, è stata poi variamente riferita a Jacopo Palma, Vincenzo Catena, Bonifacio de’ Pitati, Girolamo da Santacroce e Bartolomeo Montagna. Nessuna di queste attribuzioni appare convincente, ferma restando comunque l’ascendenza veneta del ritratto. La dama, con abito dall’ampio scollo quadrato, non mostra acconciature particolari – come nel caso del ritratto di Carpaccio (inv. 450) – ma solo l’usuale giro di perle, attributo di castità e purezza.


Scheda tecnica

Inventario
076
Posizione
Datazione
Secondo/terzo decennio del XVI secolo
Tipologia
Periodo
Materia / Tecnica
olio su tavola
Misure
cm 42,5 x 34,5
Cornice

Salvator Rosa (cm. 52,5 x 44 x 4,5)

Provenienza

Inventario Fidecommissario Borghese 1833, p. 19. Acquisto dello Stato, 1902.

Conservazione e Diagnostica
  • 1903-1905 Luigi Bartolucci
  • 1952 Augusto Cecconi Principi

Scheda

Questo ritratto muliebre è documentato con certezza nella collezione Borghese solo a partire dall’inventario fedecommissario del 1833, dove è ricondotto alla scuola di Tiziano. I dati documentari non consentono di risalire alla provenienza della tavola, tuttavia appare lecito supporre che essa sia entrata nella raccolta nel secondo decennio del XIX secolo, forse acquistata da Camillo Borghese dopo il 1812.

La dama, dall’identità sconosciuta, è raffigurata a mezzo busto e con il volto di tre quarti, e indossa un abito rosso bordato di nero dall’ampia scollatura quadra. Il collo è ornato dall’usuale giro di perle, che simboleggia castità e purezza, e da una catenella d’oro, il cui pendente è nascosto sotto la veste come accade spesso nella ritrattistica veneta del XVI secolo, ad esempio nel Ritratto di donna attribuito a Bernardino Licinio e conservato nello stesso museo (inv. 143).  

Se, da una parte, il dato stilistico-compositivo del ritratto permette di riconoscerne facilmente l’ascendenza veneta, dall’altra non è possibile risalire all’autore con altrettanta sicurezza: i differenti pareri della critica, spesso discordanti, spaziano infatti da Jacopo Palma (Venturi 1893) a Vincenzo Catena (Longhi 1928), da Bonifacio de’ Pitati (Heinemann 1962) al bergamasco Girolamo da Santacroce (Della Pergola 1955, che accoglie un parere fornitole oralmente da Federico Zeri, Stradiotti 1976). In anni più recenti è stato proposto il nome di Bartolomeo Montagna (non considerato nella monografia del 2014), tuttavia al momento si ritiene più prudente catalogare l’opera come di autore incognito di ambito veneto (così anche in Herrmann Fiore 2006). Ad ulteriore conferma dell’origine veneta del dipinto, ma anche del fatto che la sua paternità resta difficilmente individuabile, esiste un’altra versione (poco più piccola) proveniente dalla collezione Bardini di Firenze e attribuita a Vincenzo Catena (Edimburgo, National Gallery of Scotland, inv. 1675), che risulta di qualità più elevata rispetto al quadro Borghese, in cui si notano alcune variazioni. Un’ulteriore tavola già in collezione privata a Monaco e ora di ubicazione sconosciuta, attribuita a Francesco Bissolo, si pone quale versione intermedia tra il quadro di Edimburgo e quello Borghese (cfr. Hienemann 1962, p. 95, n. S.57). Quest’ultimo può dunque essere considerato una derivazione dagli altri due ritratti e, pertanto, appare collocabile tra il secondo e il terzo decennio del Cinquecento.

Pier Ludovico Puddu




Bibliografia
  • G. Piancastelli, Catalogo dei quadri della Galleria Borghese in Archivio Galleria Borghese,1891, p. 12;
  • A. Venturi, Il Museo e la Galleria Borghese, Roma 1893, p. 73;
  • R. Longhi, Precisioni nelle Gallerie Italiane, I, R. Galleria Borghese, Roma, 1928, p. 183;
  • P. Della Pergola, Galleria Borghese. I dipinti, I, Roma 1955, p. 115, n. 205;
  • F. Heinemann, Giovanni Bellini e i belliniani, Venezia 1962, I, p. 228, n. V.69;
  • R. Stradiotti, Per un catalogo di Girolamo da Santacroce in Atti. Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti, Venezia 1976, p. 586;
  • K. Herrmann Fiore, Galleria Borghese Roma scopre un tesoro. Dalla pinacoteca ai depositi un museo che non ha più segreti, San Giuliano Milanese 2006, p. 29.