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Mosaico pavimentale con scena di pesca

Arte romana


Il pannello musivo venne scoperto nel XVIII secolo, insieme a un secondo presente nella stessa sala V, tra i ruderi di una grande villa romana, nella tenuta Borghese di Castell’Arcione, sulla via Tiburtina. L’allestimento del mosaico nel pavimento della sala fu realizzato durante i grandi lavori di ristrutturazione della palazzina sotto la direzione dell’architetto Antonio Asprucci ed è descritto, nel 1796, da Ennio Quirino Visconti. Vi è rappresentata una scena di pesca con due uomini, un giovane e un anziano, seduti in barca, resi da vivaci tessere. Affinità stilistiche presentano tre emblemata, con teste di divinità marine, posti nella pavimentazione della sala VII, che potrebbero provenire dal medesimo contesto.

Il mosaico si può inquadrare, sull’osservazione delle caratteristiche di stile tra la fine del II e gli inizi del III secolo d.C.


Scheda tecnica

Posizione
Datazione
II-III secolo d.C.
Tipologia
Materia / Tecnica
tessere in marmo
Misure
altezza cm 145, larghezza cm170, compresa la cornice
Provenienza
Proviene dagli scavi del XVIII secolo nella tenuta Castell’Arcione, sulla via Tiburtina (Visconti, Lamberti, p.38). Acquisto dello Stato, 1902. 
Restauri
  • 1989 Consorzio ARKE'

Scheda

L’emblema, collocato nel pavimento del vano della finestra, raffigura due pescatori seduti su una barca, entrambi a torso nudo, nell’atto di pescare. Il giovane a sinistra, coperto solamente da un panneggio sul bacino, impugna nella mano destra una canna da pesca protesa nel mare e nella sinistra un retino per afferrare la preda. Dietro di lui è pronta una cesta per accogliere il pescato. Il personaggio di destra, di età avanzata, indossa una stoffa che gli cinge i fianchi, è volto verso sinistra e compie una torsione del viso per guardare di sottecchi il compagno. Lo sguardo è sottolineato dalle tessere bianche degli occhi nelle quali risalta il colore delle pupille. Il braccio destro è teso a reggere la canna. Il cielo è reso da tessere grigio verde, di grandezza regolare, mentre il mare, di colore nero, sembra contornare e mettere in evidenza i corpi muscolosi delle due figure.

Il riquadro musivo proviene, insieme ad un secondo presente nella stessa sala V, da un’ampia villa romana rinvenuta nel XVIII secolo nella tenuta Borghese di Castell’Arcione, sulla via Tiburtina (Mari 1933, pp.250-251, 258-260). Ennio Quirino Visconti, nel 1796, ne conferma la provenienza e ne descrive la sistemazione nella sala a opera dell’architetto Antonio Asprucci, che diresse la ristrutturazione e il nuovo allestimento tardo settecentesco della Villa (Visconti, Lamberti 1796, p.38). Marion Elizabeth Blake, nel 1940, avanza l’ipotesi che provengano dallo stesso sito anche tre riquadri musivi a soggetto marino, stilisticamente simili, collocati nella pavimentazione della sala VII (Blake 1940, p. 117, Moreno, Sforzini 1987, p. 345). L’autrice propone, per il riquadro in questione, una datazione all’epoca severiana, sulla base di osservazioni stilistiche, quali l’uso del fondo nero del mare e l’irregolarità delle dimensioni delle tessere nel loro allettamento. La mancanza di dati certi circa la contestualizzazione cronologica del contesto scavato inducono a confermare tale inquadramento cronologico soltanto su base tecnico stilistica.

      Giulia Ciccarello




Bibliografia
  • E.Q. Visconti, L. Lamberti, Sculture del palazzo della villa Borghese detta Pinciana, II, Roma 1796, p. 38.
  • A. Nibby, Monumenti scelti della Villa Borghese, Roma 1832, p. 97.
  • Indicazione delle opere antiche di scultura esistenti nel primo piano della Villa Borghese, Roma 1840, p. 19.
  • A. Nibby, Roma nell’anno 1838, Roma 1841, p. 920.
  • Indicazione delle opere antiche di scultura esistenti nel primo piano della Villa Borghese
  • Roma 1854 (1873), p. 22.
  • A. Venturi, Il Museo e la Galleria Borghese, Roma 1893, p. 36.
  • G. Giusti, La Galerie Borghèse et la Ville Humbert Première à Rome, Roma 1904, p. 29.
  • A. De Rinaldis, La R. Galleria Borghese in Roma, Roma 1935, p.1 4.
  • Z. Mari, Forma Italiae. Regio I, volumen XVII. Tibur, pars tertia, Firenze 1933.
  • M. E. Blake, Mosaics of the Late Empire in Rome and Vicinity, “Memoirs of the American Academy in Rome”, 1940, pp.117-118, tav. 32, 1.
  • P. Della Pergola,La Galleria Borghese in Roma, (3° Edizione), Roma 1954, p. 17.
  • W. Helbig, H. Speier, Führer durch die öffentlichen Sammlungen klassischer.Altertümer in Rom, (4°Edizione), a cura di H.Speier, II, Tübingen.966, p. 737, n. 1982 (Parlasca) .
  • P. Moreno, Museo e la Galleria Borghese, La collezione archeologica, Roma 1980, p. 17.
  • P. Moreno, S.Staccioli, Le collezioni della Galleria Borghese, Milano 1981, p.102,fig.a p. 93.
  • Z. MARI, Forma Italiae, Regio I Volumen XVII, Tibur, Pars Tertia, Firenze 1983, pp. 250-251, n.290; pp. 258-260.
  • P. Moreno, C. Sforzini, I ministri del principe Camillo: cronaca della collezione Borghese di antichità dal 1807 al 1832, in “Scienze dell’Antichità”, 1, 1987, pp. 339-371, in part. p. 345.
  • E. Moscetti, Proposta di un Parco archeologico-naturale in Guidonia Montecelio, in “Atti e memorie della Società Tiburtina di Storia e Arte, 2, vol. LXIV, 1991, pp. 139-179, in particolare p. 163, n. 46.
  • R. Lanciani, Storia degli scavi di Roma e notizie intorno le collezioni romane di antichità, V, Roma 1994, p. 29.
  • K. Werner, Mosaikenaus Rom. Polychrome Mosaikpavimente und Emblemata aus Rom
  • und Umgebung, Würzburg 1994, p. 247, K 106.
  • A. Donati, P. Pasini, Pesca e pescatori nell’antichità, Milano 1997, fig. a p. 56.
  • P. Moreno, A. Viacava, I marmi antichi della Galleria Borghese: la collezione archeologica di Camillo e Francesco Borghese, Roma 2003, pp. 219-220, n. 205B.
  • Scheda di catalogo 12/01008461, P. Moreno 1975; aggiornamento G. Ciccarello 2020.