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Adorazione del Bambino

Luteri Giovanni detto Dosso Dossi

(Ferrara 1489 - 1542)

Il dipinto fu quasi certamente eseguito per il duca Alfonso d’Este o per sua moglie Lucrezia Borgia; pervenne in Collezione successivamente, a seguito del matrimonio di Olimpia Aldobrandini con Paolo Borghese. L'opera esprime con particolare evidenza alcuni tratti stilistici del Dosso, influenzato da correnti pittoriche differenti, originalmente mescolati in una sintesi personale e inconfondibile.


Scheda tecnica

Inventario
220
Posizione
Datazione
1519 circa
Tipologia
Periodo
Materia / Tecnica
olio su tavola
Misure
cm 49,2 x 32,5
Provenienza

Ferrara, Inventario di Lucrezia d’Este d’Urbino, 1592, n. 12 (Della Pergola 1959, pp. 343, 349); Inventario del cardinale Pietro Aldobrandini, 1603, n. 107 (D’Onofrio 1964, p. 160); Inventario di Olimpia Aldobrandini, 1626, n. 65 (Della Pergola 1960, pp. 430, 441); Inventario della collezione d'arte del cardinal Pietro Aldobrandini per Olimpia Aldobrandini-Pamphili, 1665 circa, n. 107 (D’Onofrio 1964, p. 160 n. 107); Inventario di Olimpia Aldobrandini, 1682, n. 327 (Della Pergola 1963, pp. 75, 85); Inv. 1790, st. I, n. 24; Inv. fidecommissario 1833, p. 7, n. 3

Mostre
  • 1998-1999, Ferrara, Palazzo dei Diamanti
Restauri e Indagini diagnostiche
  • Interventi di restauro documentati:
  • 1907, Luigi Bartolucci: distruzione dei tarli con olio di cedro e balsamo di copaive e riparazione dei buchi.
  • 1937, Carlo Matteucci: pulitura generale e revisione di restauri alterati.
  • 1978 Gianluigi Colalucci: restauro completo Indagini diagnostiche:
  • 1995, Emmebici: radiografie (RX) - presenti in Archivio Restauri Borghese - Macrofotografia, Fotomicrografia, fluorescenza UV, Riflettografia IR - presente solo rapporto tecnico no immagini - indagini eseguite in occasione del prestito per la mostra monografica del 1998 su Dosso Dossi a Ferrara e a Los Angeles (Getty Museum).
  • 2021, ArsMensurae di Stefano Ridolfi: fluorescenza ai raggi X (XRF mapping).
  • 2021, Ifac (Istituto di Fisica Applicata)/CNR di Firenze: riprese alla fluorescenza ultravioletta (UV), Riflettografie Infrarosso (IR), alla luce Visibile (VIS) e Falso Colore (FC).
  • 2022, Measure3D di Danilo Salzano: scansioni laser 3D.

Scheda

L’opera è rintracciabile nell’inventario del 1592 di Lucrezia d’Este d’Urbino (Della Pergola 1959) ed è possibile ipotizzare una committenza da parte del duca Alfonso I o di Lucrezia Borgia, elementi questi valutabili in base alle proposte di datazione avanzate su base stilistica (Herrmann Fiore 2002). Oltre a questo dato meramente tecnico, gli angeli nella parte alta del dipinto recano tre cartigli, due dei quali risultano parzialmente leggibili: quello all’estrema sinistra avrebbe scritto «Te deum laudamus», mentre quello al centro reca il verso «Gloria in ex[cel]sis», seguito da altre parole illeggibili e dalla data 1519. Tale datazione è stata proposta nei più importanti studi monografici sull’artista (Ballarin 1994-1995; Romani in Ballarin 1994-1995) ed è comprovabile anche sulla base della forte emozionalità teatrale della composizione, intrisa dei toni lirici giorgioneschi e sottolineata dalle rovine di antichità che creano una perfetta quinta scenografica coronata, nella parte alta, dal pathos del volo frenetico degli angeli mossi da un vento. Questi sembrano anticipare gli stessi effetti realizzati nei primi anni Venti nell’Allegoria della Musica della Fondazione Horne di Firenze (inv. 80) e nel Sapiente con compasso e globo oggi presso la Pinacoteca Nazionale di Ferrara (inv. FE 104). Altri studiosi hanno posticipato la datazione dell’opera proprio al principio degli anni Venti (Longhi 1940; Mezzetti 1965; Gibbons 1968), mentre altri hanno preferito anticiparla al 1517 (Humfrey 1998) o ampliare l’arco temporale di produzione tra 1512 e 1520 (Mendelsohn 1914).

Identificata nel documento fidecommissario del 1833 come «Sagra famiglia, di Benvenuto Garofalo, largo palmi 1, oncie 4; alto palmi 2, oncie 3, in tavola con sesto tondo nella parte superiore», Adolfo Venturi, nel suo catalogo della Galleria (1893) riconosceva in questo dipinto «un bozzetto fatto a colpi di colore e a sprizzi di luce»: non si conosce, allo stato attuale degli studi, una più ampia pala d’altare ispirata a questa piccola tavola, quindi con maggiore probabilità si tratta di un dipinto devozionale di esigue dimensioni destinato alla cappella privata di un palazzo nobiliare ferrarese.

La misura votiva di quest’opera è rintracciabile nella messa a terra dei personaggi: il Bambino Gesù, adagiato sopra un panno bianco, sta dormendo mentre la madre gli copre amorevolmente la testa con un lembo del suo manto blu e oro, che la cinge fin sopra la testa, ornata con un turbante riccamente attorcigliato; accanto a loro con il piede sinistro nudo in primo piano, l’anziano Giuseppe posa su un bastone, mentre barba e capelli sono mossi dal vento che proviene da sinistra, mostrandone a pieno i lineamenti del volto. In alto, quasi trasportati dalla brezza tra le travi lignee del soffitto delle rovine dove stanzia la Sacra Famiglia, tre angeli dalle ali variopinte e coronati di fiori e foglie sono avvolti da tre drappi di colore rosso, verde e bianco, cromie legate alle tre virtù teologali – Carità, Speranza e Fede. 

Lara Scanu




Bibliografia
  • G. Morelli, Kunstkritische Studien über italienische Malerei. Die Galerien zu München und Dresden, Leipzig 1890 (ed. 1892), p. 216, nota 7
  • A. Venturi, Il Museo e la Galleria Borghese, Roma 1893, p. 130
  • G. Gruyer, L’art Ferrarais a l’époque des Princes d’Este, II, Parigi 1897, p. 286
  • B. Berenson, The North Italian Painters of the Renaissance, New York-London 1907, p. 210
  • E. G. Gardner, The Painters of the School of Ferrara, London 1911, p. 232
  • W. C. Zwanzinger, Dosso Dossi mit besonderer berucksichtigung seines Künst lerischen verältnisses zu seinem bruder Battista, Leipzig 1911, pp. 80-81, 117
  • H. Mendelsohn, Das Werk der Dossi, München 1914, pp. 52-53
  • R. Longhi, Precisioni nelle gallerie italiane. Galleria Borghese, Roma 1928, p. 343
  • A. Venturi, Storia dell’Arte Italiana. La pittura del Cinquecento, IX, 3, Milano 1928, p. 977
  • B. Berenson, Italian Pictures of Renaissance. A list of the Principal Artist and their Works with an Index of Places, Oxford 1932, p. 175
  • N. Barbantini, Esposizione della pittura ferrarese del Rinascimento, catalogo della mostra (Ferrara, Palazzo dei Diamanti, maggio-ottobre 1933), Venezia 1933, n. 207A
  • B. Berenson, Pitture italiane del Rinascimento: catalogo dei principali artisti e delle loro opere con un indice dei luoghi, Milano 1936, p. 151
  • R. Longhi, Ampliamenti nell’Officina Ferrarese, «La Critica d’Arte», IV, 1940 (ed. 1956), p. 159
  • V. Lazareff, A Dosso Problem, «Art in America», XXIX, 1941, pp. 132-133
  • P. Della Pergola, La Galleria Borghese. I Dipinti, I, Roma 1955, n. 41
  • E. Arslan, Una Natività di Dosso Dossi, «Commentari», VIII, 4, 1957, p. 259 +P. Della Pergola, L’ inventario del 1592 di Lucrezia d’Este, «Arte Antica e Moderna», 7, 1959, pp. 343, 349
  • P. della Pergola, Gli inventari Aldobrandini, «Arte antica e moderna», 12, 1960, pp. 430, 441
  • P. della Pergola, Gli inventari Aldobrandini: l’inventario del 1682. 2-3, «Arte antica e moderna», 1963, pp. 75, 85
  • C. D’Onofrio, Inventario dei beni del cardinal Pietro Aldobrandini compilato da G. B. Agucchi nel 1603, «Palatino», VIII, 1964, p. 160
  • P. Dreyer, Die Entiwicklung des jungen Dosso (I): ein Beitragzur Chronologie der Jungendwerke des Meisters bis zum Jahre 1522, «Pantheon», (II) XXII, 6, 1964, p. 365
  • A. Mezzetti, Il Dosso e Battista ferraresi, Ferrara 1965, pp. 17, 112 n. 161
  • B. Berenson, Italian Pictures of the Renaissance. Central Italian and North Italian Schools, I, London 1968, p. 113
  • F. Gibbons, Dosso and Battista Dossi Court Painters at Ferrara, Princeton 1968, pp. 122-123, 200-201, n. 60
  • A. Ballarin, Dosso Dossi. La pittura a Ferrara negli anni del Ducato di Alfonso I, Cittadella (PD) 1994-1995, p. 43
  • V. Romani, in A. Ballarin, Dosso Dossi. La pittura a Ferrara negli anni del Ducato di Alfonso I, Cittadella (PD) 1994-1995, scheda 379, p. 316
  • B. Fredericksen, Collecting Dosso: the Trail of Dosso’s Paintings from the late Sixteenth Century onward, in Dosso’s Fate: Painting and Court Culture in Renaissance Italy, a cura di L. Ciammitti, S. F. Ostrow, S. Settis, Los Angeles 1998, p. 374
  • P. Humfrey, in Dosso Dossi. Pittore di corte a Ferrara nel Rinascimento, catalogo della mostra (Ferrara, Civiche Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea, 26 settembre – 14 dicembre 1998; New York, The Metropolitan Museum of Art, 14 gennaio – 28 marzo 1999; Los Angeles, The J. Paul Getty Museum 27 aprile – 11 luglio 1999) a cura di P. Humphrey e M. Lucco, Ferrara 1998, pp. 126-127, scheda 17
  • C. Stefani, in Galleria Borghese, a cura di P. Moreno e C. Stefani, Milano 2000, p. 327
  • K. Herrmann Fiore, in Il museo senza confini. Dipinti ferraresi del Rinascimento nelle raccolte romane, a cura di J. Bentini e S. Guarino, Milano 2002, pp. 138-139, scheda 10
  • S. Tarissi de Jacobis, Nuova luce su vecchie carte: l’eredità Aldobrandini e la collezione Borghese, «Proporzioni», 4, 2003(2004), pp. 160-191