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Sarcofago a festoni con Nereidi che portano le armi di Achille; sezione della fronte

Arte romana


Il rilievo è pertinente a un sarcofago di cui si conservano altre porzioni (Sala VIII, inv. CCXXXVII; Salone invv. IIL, XXXV, XXXVII). La scena raffigura due putti dai corpi infantili e paffuti intenti a reggere una ghirlanda di fiori, foglie e frutti. Nella lunetta della ghirlanda compare una Tritonessa, divinità marina minore che accompagna il corteggio di Poseidone, con in mano uno scudo, diretta a destra; il soggetto figurativo è quello narrato da Omero nell’Iliade, la consegna delle armi ad Achille da parte della madre, Teti, e delle sorelle marine di questa, le Nereidi. Il tipo appartiene a una serie di sarcofagi decorati con ghirlande prodotti fra I e IV sec. d.C.; il corteggio marino impiegato per ornare la lunetta è fra i temi più frequentemente diffusi nella scultura funeraria romana e può intendersi non solo come semplice elemento decorativo ma come intenzionale rimando alla beatitudine ultraterrena.

È possibile che il frammento in esame sia fra quelli trasferiti nel 1671 insieme a statue e bassorilievi da Villa Pinciana a Palazzo Borghese in Campo Marzio al fine di decorare il giardino e, successivamente, ricollocato presso la Villa Pinciana.


Scheda tecnica

Inventario
CCXXVIIa
Posizione
Datazione
130-150 d.C.
Tipologia
Materia / Tecnica
marmo bianco venato di azzurro
Misure
altezza cm 55, larghezza cm 82
Provenienza

Collezione Borghese (ante 1671)?; Inventario Fidecommissario Borghese, 1833, C., p. 54, n. 190. Acquisto dello Stato, 1902.

Restauri
  • 1828 Antonio D’Este
  • 1996/97 Liana Persichelli

Scheda

È possibile che il frammento in esame sia fra quelli trasferiti nel 1671 insieme a statue e bassorilievi da Villa Pinciana a Palazzo Borghese in Campo Marzio al fine di decorare il giardino; nelle incisioni della Fontana del Giardino di Palazzo di città della famiglia eseguite dal Venturini nella seconda metà del XVII sec. sono, infatti, presenti ben cinque rilievi con putti ghirlandofori e personaggi del corteggio marino, in particolare Nereidi e Tritoni, simili a quello in esame (Falda 1691, tavv. 11-12). In un momento successivo, tuttavia, i rilievi tornarono presso la Villa Pinciana e nel 1828 Giuseppe Gozzani, Ministro di Casa Borghese incaricato dell’allestimento della nuova collezione di famiglia, assegnò una coppia di lastre con Eroti e festoni – forse una di quelle in esame – ad Antonio D’Este per le operazioni di restauro (Moreno, Sforzini 1987, p. 360), prima dell’esposizione in sala VIII.

Il rilievo, inserito su base moderna, comprende due Eroti dai paffuti corpi infantili e volti morbidi incorniciati da riccioli ondulati intenti a reggere una ghirlanda. La gamba interna degli Eroti è posta quasi di profilo, l’altra è scostata e lievemente flessa; il braccio esterno è alzato per reggere il voluminoso encarpo, strutturato simmetricamente e pendente alle estremità da due polsini, dove una foglia di vite copre una teoria di grappoli d’uva, melograni, mele, pigne, corimbi, bacche e frutti meno caratterizzati. Nella lunetta della ghirlanda compare una Tritonessa, rivolta a destra, con due code di pesce, panneggiata in un manto che copre la metà sinistra del corpo, allacciato in vita da una cintura, mentre nelle mani portate in avanti reca uno scudo. La scena raffigurata è pertinente alla porzione sinistra della fronte di un sarcofago, completata al centro e a destra dai frammenti – inseriti anch’essi in basi moderne – esposti in Salone, inv. IIL, Sala VIII, inv. CCXXXVII e ricomposta nel disegno di insieme di Ernst Eichler (Rumpf 1939, p. 1, fig. 1), mentre i lati brevi sono collocati in Salone (invv. XXXV; XXXVII).

Il tipo appartiene a una lunga serie di sarcofagi decorati con ghirlande, che si distinguono per la presenza del motivo a festoni a rilievo, i cui primi esemplari possono risalire ancora all’epoca giulio-claudia, ma è solo dalla tarda età traianea-prima età adrianea che si avvia una produzione intensa e a carattere continuato, sulla quale influiscono anche gli altari a ghirlande (da ultimo Herdejürgen 1996).  Nello specifico, nell’ambito della produzione artistica romana, il tema iconografico in esame ricorre su una serie di sarcofagi a committenza urbana con Eroti ghirlandofori che utilizza, come riempitivo degli encarpi, motivi marini (vd. anche le lastre nel Portico, invv. CCXXXIII, CCXXXXI, Salone, LI).

Esempi di Eroti ghirlandofori sono noti a Roma su urne cinerarie a partire dall’età claudia, ma è in età adrianea e soprattutto antonina che si assiste alla massima diffusione di tale repertorio (sul putto ghirlandoforo, Stuveras 1969, pp. 71-74). Tra i motivi impiegati per ornare le lunette sono frequentemente attestate piccole scene figurate a tema dionisiaco, episodi mitologici, singoli oggetti o, come in questo caso, figure del thiasos marino.

In questo caso specifico, il tema effigiato sulle lunette è quello narrato da Omero nell’Iliade, la consegna delle armi appena forgiate da Efesto ad Achille da parte della madre Teti e delle sorelle di questa, le Nereidi (Iliade, XVIII, vv.615-616; XIX, vv. 1-13). Tale offerta sarà, indirettamente, artefice del nefasto destino dell’eroe e le stesse Nereidi intoneranno insieme a Teti il lamento funebre di Achille accanto al suo corpo (Odissea, XXIV). Il tema della consegna delle armi riscosse grande successo e fortuna, in particolare sulla ceramica attica e, successivamente, italiota (Barringer 1995, 17 ss., 141 ss.; Icard-Gianolio, Szabados 1992, pp. 812-814). La grande popolarità del soggetto figurativo, in particolare fra V e IV sec. a.C., è stata da alcuni studiosi attribuita all’utilizzo propagandistico della trionfale sfilata marina, che ben poteva rappresentare su diversi supporti figurativi la potenza marittima ateniese di età periclea (Sena Chiesa 2020). In seguito, nella produzione vascolare protoellenistica e, specialmente, nella ceramica apula di fine IV sec. a.C. il motivo trova la massima diffusione, divenendo uno dei soggetti iconografici più divulgati (vd. Roscino 2015, pp. 56-57; in particolare anfora e dinos apuli a Ruvo di Puglia, Museo Jatta, inv. 36932; 36927). Un importante contributo alla diffusione del motivo nell’arte ellenistica e romana fu il gruppo attribuito a Skopas (forse Skopas minore) che Plinio (Naturalis Historia 36, 4, 26) ricorda nell’area del Tempio di Nettuno, a Roma, “con Nettuno, Teti, Achille, le Nereidi sedute su delfini, cetacei o ippocampi, poi i Tritoni e il corteggio di Forco, pistrici e molti altri esseri marini”.

Un documento fondamentale nella rappresentazione del tiaso è costituito dai rilievi riutilizzati per un monumento celebrativo di un personaggio romano in Campo Marzio, noto come cd. Ara di Domizio Enobarbo. Le lastre con il corteggio nuziale di Anfitrite e Poseidone, realizzate probabilmente per un dono votivo in qualche santuario ellenico (fine IV-III sec. a.C.) e fortemente influenzate dall’arte di Skopas e della sua cerchia più tarda sono fra le migliori espressioni della fortuna del soggetto del thiasos marino (sul monumento vd. Lippolis 2004).

A partire, poi, dalla tarda età ellenistica/augustea in avanti, il modello narrativo conobbe ulteriori sviluppi ed elaborazioni, in particolare nella produzione di lusso di elevato livello, come testimonia la grande tazza marmorea usata come fontana (Roma, MNR, inv. 113189; Bonanome 2018) di probabile produzione pergamena o nel kantharos argenteo da Pompei (Napoli, MANN, Medagliere, inv. 144802). È tuttavia soprattutto a partire dall’età adrianea che il thiasos marino ebbe nuova fortuna, in particolare nelle botteghe di sarcofagi, dove il significato funerario del viaggio verso le isole dei beati ben si prestava alla destinazione sepolcrale. A tal riguardo notevoli affinità si riscontrano in particolare con il sarcofago a fregio continuo proveniente dalla Villa dei Quintili, sull’Appia, oggi nel cortile del Belvedere, databile tra 140-150 d.C. (Musei Vaticani, inv. 874; Spinola 1996, p. 78, PO 11). L’iconografia del thiasos marino, dunque, è uno dei temi più frequentemente diffusi nella scultura funeraria romana, riprodotto su oltre quattrocento sarcofagi, è da intendersi non solo come semplice elemento decorativo ma come intenzionale rimando alla condizione idillica ultraterrena (Parodo 2018). In particolare, in questa composizione è possibile ravvisare un ulteriore significato allegorico relativo al trionfo sulla morte, veicolato attraverso il coinvolgimento di Achille, eroe immortale.

Considerazioni tecniche e stilistiche permettono di datare il sarcofago Borghese all’età adrianea o prima età antonina.

Jessica Clementi




Bibliografia
  • G. B. Falda, Le fontane di Roma nelle piazze, e luoghi publici della città, III, Roma 1691, tavv. 11-12.
  • A. Nibby, Monumenti scelti della Villa Borghese, Roma 1832, p. 125.
  • A. Rumpf, Die Meerwesen auf den antiken Sarkophagreliefs, Die antiken Sarkophagreliefs V, 1, Berlin 1939, p. 1, n. 1, tavv. 1-2.
  • R. Stuveras, Le putto dans l’art romain, Bruxelles 1969, pp. 71-74.
  • H. Sichtermann, Beiträge zu den Meerwesensarkophagen, in “Archäologischen Anzeiger”, 85, 1970, pp. 214–241.
  • P. Moreno, Museo e Galleria Borghese, La collezione archeologica, Roma 1980, p. 20.
  • P. Moreno, S. Staccioli, Le collezioni della Galleria Borghese, Milano 1981, p. 102.
  • G. Koch, H. Sichtermann, Römische Sarkophage, Munchen 1982, p. 223, n. 62.
  • P. Moreno, C. Sforzini, I ministri del principe Camillo: cronaca della collezione Borghese di antichità dal 1807 al 1832, in “Scienze dell’Antichità”, 1, 1987, pp. 339-371, in part. p. 360.
  • N. Icard-Gianolio, A.-V. Szabados, s.v. Nereides, in “Lexicon Iconographicum Mythologiae Classicae”, VI,1, Zürich München 1992, pp. 812-814.
  • J. M. Barringer, Divine Escorts: Nereids in Archaic and Classical Greek Art, Ann Arbor 1995.
  • H. Herdejürgen, Stadtrömische und italische Girlandensarkophage, 1. Die Sarkophage des 1 . und 2. Jahrhunderts. Die antiken Sarkophagreliefs, VI, 2, 1, Berlin 1996, p. 122, n. 70, tav. 37, 1-2; 40, 1; 43, 1-2.
  • G. Spinola, Il Museo Pio Clementino, I, Roma 1996, p. 78, PO 11.
  • P. Moreno, C. Stefani, Galleria Borghese, Milano 2000, p. 187, n. 3b.
  • P. Moreno, A. Viacava, I marmi antichi della Galleria Borghese. La collezione archeologica di Camillo e Francesco Borghese, Roma 2003, p. 251, n. 240.
  • E. Lippolis, TRIUMPHATA CORINTHO: la preda bellica e i doni di Lucio Mummio Achaico, in “Archeologia Classica”, 55, 2004, pp. 25-82.
  • C. Roscino, Corpus Vasorum Antiquorum. Italia, 80. Fasc. II. Ruvo di Puglia. Museo Nazionale Jatta. Ceramica Medio-Italiota, Roma 2015.
  • D. Bonanome, Grande bacino figurato, in Palazzo Massimo alle terme. Le collezioni, a cura di C. Gasparri e R. Paris, Milano 2018, pp. 126-127, n. 69.
  • C. Parodo, La morte per acqua. Iconografia di un thiasos marino su un frammento di sarcofago inedito del Museo Civico “Giovanni Marongiu”, Cabras (OR), in “Layers” 3, 2018, pp. 1-20.
  • G. Sena Chiesa, La nereide-menade: i sentieri delle immagini, in Στην υγειά μας. Studi in omaggio a Giorgio Bejor, a cura di C. Lambrugo, Sesto Fiorentino 2020, pp. 13-20.
  • Scheda di catalogo 12/01008533, P. Moreno 1976; aggiornamento G. Ciccarello 2021