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Quattro anfore di alabastro

ambito romano


La serie di quattro anfore in alabastro cotognino fu eseguita alla fine del XVIII secolo da un autore rimasto finora anonimo, nell’ambito del generale rinnovamento della Villa Pinciana promosso da Marcantonio IV Borghese e ideato e sovrinteso dall’architetto Antonio Asprucci.

I quattro eleganti manufatti, poggianti su un piede modanato circolare, presentano un corpo ovoide decorato nella parte inferiore con un motivo fogliare e in quella superiore con baccellature. Le due anse doppie si sviluppano dall’orlo e si innestano all’altezza della spalla con mascheroni. I coperchi, semisferici, sono decorati da foglie e hanno un pomolo fitomorfo.

Le venature dell’alabastro, ben evidenziate dal corpo ovoide delle anfore, valorizzano e identificano ciascun esemplare all’interno della serie, conferendo alla stessa un piacevole aspetto di varietà.


Scheda tecnica

Inventario
CCV - CCXIII - CCXVIII - CCXXIV
Posizione
Datazione
1796 ante
Tipologia
Periodo
Materia / Tecnica
alabastro
Misure
cm 70 x 40
Provenienza
Documentate nella Villa Pinciana dal 1796 (L. Lamberti, E.Q. Visconti, 1796, II, p. 98). Inventario Fidecommissario Borghese, 1833, C, p. 49, n. 119. Acquisto dello Stato, 1902.
Restauri
  • 1996/ 1998 L. Persichelli

Scheda

Le anfore, scolpite in alabastro cotognino, hanno un corpo ovoide, decorato nella parte inferiore con un motivo a foglie schiacciate e nella spalla da voluminose sbaccellature, interrotte da mascheroni nel punto dell'innesto delle due anse doppie; queste, alla estremità superiore, si dipartono dal bordo dell'imboccatura. Poggianti su piede modanato circolare, sono chiuse da un coperchio semisferico decorato da foglie e con un pomolo a motivo vegetale.

Caratterizzata da un'elegante stilizzazione degli intagli, la serie di quattro anfore fu eseguita alla fine del XVIII secolo da un autore rimasto finora anonimo. Il disegno – da ricondursi all’architetto Antonio Asprucci, nell’ambito del rinnovamento della Villa Pinciana promosso da Marcantonio IV Borghese –, lasciando ampio spazio alle venature dell’alabastro, valorizza ciascuna delle anfore e ne vivacizza l’insieme. 

Faldi ritiene che l’ideatore della serie abbia preso a modello un cinerario rinvenuto durante il pontificato di Pio VI, o una delle incisioni presenti nella raccolta piranesiana Vasi, Candelabri, Cippi, Sarcofagi, Tripodi, Lucerne ed ornamenti antichi pubblicata nel 1778 (1954, p. 22). 

Ricordate nel 1796 nella sala XIX (“Agli angoli della camera sorgono quattro colonnette di granito bigio, che sostengono quattro vasi assai grandi di alabastro cotognino”, vol. II, p. 98), nel corso del XIX secolo le anfore sono state esposte nella sala IV, per trovare infine collocazione nella sala VII (Venturi 1893, pp. 43-44), dove tuttora sono esposte.

Due di esse sono oggi poste su colonnine in granito con cimasa in marmo bianco decorata con bucranio, festoni e patere in bronzo dorato, eseguite da Luigi Valadier nel 1780: delle 16 prodotte dall’orafo e fonditore romano, nella Galleria ne sono presenti in tutto quattro, le altre risultano disperse in seguito al trasporto a Parigi nel 1810.

     

Sonja Felici




Bibliografia