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Interno con flautista

Seguace di Hooch Pieter de

(Rotterdam 1629 - Amsterdam post 1684)

Questo dipinto, al pari di molti altri eseguiti da artisti fiamminghi presenti tuttora in collezione, venne comprato da Marcantonio IV Borghese nel 1783. Raffigura un flautista, ritratto con alcuni bevitori in una spoglia locanda, mentre esegue un brano con il suo strumento.

La non elevata qualità di esecuzione di questo quadro, il cui soggetto ben si inserisce nel solco della pittura olandese, farebbe pensare alla mano di un seguace di Pieter de Hooch, artista attivo a Utrecht, a cui in passato la tavola è stata attribuita.


Scheda tecnica

Inventario
269
Posizione
Datazione
1670 circa
Tipologia
Periodo
Materia / Tecnica
olio su tavola
Misure
cm 60 x 73
Cornice

Cornice ottocentesca (cm 76,3 x 91,1 x 7)

Provenienza

Roma, acquisto di Marcantonio IV Borghese presso Giovanni de Rossi, 1783 (Della Pergola 1959); Inventario Fidecommissario 1833, p. 13; Acquisto dello Stato, 1902.

Conservazione e Diagnostica
  • 1906 Luigi Bartolucci (distruzione dei tarli con olio di cedro e riparazione dei buchi);
  • 1936 Augusto Cecconi Principi

Scheda

Questa 'Bambocciata più grande di P. de Hage' fu acquistata dal principe Marcantonio IV Borghese che il 13 ottobre 1783 sborsò per questa tavola - e per altre sei opere di pittori stranieri - ben cinquanta scudi, somma incassata dal 'negoziante in tal genere' Giovanni de Rossi (Della Pergola 1959). Assente nell'inventario del 1790, il dipinto riappare nel 1833, elencato dall'estensore del Fidecommisso come opera di Giovanni Le Ducq, nome respinto sia dal Bürger (1866), sia dall'Harvard (1888) - che nei loro studi parlarono di Jan Vermeer - ma riesumato nel 1891 da Giovanni Piancastelli. Nel 1893, senza conoscere il documento pubblicato da Paola della Pergola, Adolfo Venturi (Id. 1893) parlò per la prima volta di Pieter De Hooch, parere accettato da tutta la critica (Cust 1914; Longhi 1928; De Rinaldis 1939; Della Pergola 1959) e confermato tra gli altri da Peter C. Sutton (1979) e di recente da Chiara Stefani (in Galleria Borghese 2000) e Kristina Herrmann Fiore (2006).

Una pista diversa da quella percorsa da Venturi fu proposta da Émile Durand-Gréville, il cui parere fu riportato da Giulio Cantalamessa nelle sue Note manoscritte (1911-1912). A detta dello studioso francese, infatti, il dipinto Borghese sarebbe stato realizzato da Quiringh Gerritz van Brekelenkam, un pittore olandese formatosi sotto la guida di Gerrit Dou, da cui desunse gran parte del suo repertorio artistico. Ma tale giudizio, che senz'altro riportava debitamente l'opera nel solco della pittura olandese, si rivela però alquanto bonario, essendo la produzione del Brekelenkam, al pari di quella di De Hooch, di qualità parecchio elevata per poter includere questa tavola caratterizzata invece da un'esecuzione 'non di primissima qualità' (cfr. Della Pergola 1959).

Nel 1979 Peter C. Sutton, forse rifacendosi ai pareri di Cornelis Hofstade de Groot (1909) e di Lionel Cust (1914), confermò l'autografia al De Hooch, datando la tavola al primo periodo del pittore quando questi, prima della sua maturità artistica, era solito usare una tavolozza caratterizzata da colori perlopiù primari.

L'opera, che a detta di Cust (1914) mostrava delle reminiscenze di Carel Fabritius, è stata accostata all'Interno con soldato e donna della raccolta Johnson di Philadelphia (cfr. a tal proposito Valentiner 1929)

Antonio Iommelli




Bibliografia
  • W. Bürger, Van der Meer de Delft, in “Gazette des Beaux-Arts”, XXI, 1866, p. 549, n. 11;
  • X. Barbier de Montault, Les Musées et Galeries de Rome, Rome 1870, p. 363;
  • C. Lemcke, Jan Vermeer (van der Meer) aus Delft, in Dohme, Kunst und Künstler, II-1, Leipzig 1878, nn. 29-31;
  • H. Havard, Van der Meer, Paris 1888, p. 36, nota 12;
  • G. Piancastelli, Catalogo dei quadri della Galleria Borghese, in Archivio Galleria Borghese, 1891, p. 418;
  • C. Hofstede de Groot, Proeve Kritische Beschrijving van het Werk van Pieter de Hoock, in “Oud Holland”, X, 1892, p. 272;
  • A. Venturi, Il Museo e la Galleria Borghese, Roma 1893, p. 141;
  • G. Lafenestre, E. Richtenberger, La peinture en Europe. Rome. Les Musées, les Collections particulières, les Palais, Paris 1905, p. 32;
  • J. A. Rusconi, La Villa, il Museo e la Galleria Borghese, Bergamo 1906, p. 88;
  • C. Hofstede de Groot, Beschreibendes und Kritisches Verzeichnis der Werke der hervorragendsten Holländìschen Maler des XVII. Jahrhundert, Esslingen-Paris 1907, I, pp. 550-551, 612, n. 272;
  • A. De Rudder, Pieter de Hooch et son oeuvre, Bruxelles 1914, pp. 28, 103;
  • K. Woermann, Geschichte der Kunst, Leipzig-Wien 1920, V, p. 348;
  • W. Bode, Die Kunst der Frührenaissance, Berlin 1923, pp. 80-81;
  • L. Cust, Notes on pictures in the Royal Collections, “The Burlington Magazine”, XXV, 1924, p. 205;
  • C. Brière-Misme, Tableaux inédites ou peu connus de Pieter de Hooch, “Gazette des Beaux-Arts”, XVI, 1927, p. 372;
  • R. Longhi, Precisioni nelle Gallerie Italiane, I, La R. Galleria Borghese, Roma 1928, p. 201;
  • W. R. Valentiner, Pieter de Hoock, Stuttgart-Berlin-Leipzig 1929, pp. 20, 267-68, 303;
  • A. De Rinaldis, La Galleria Borghese in Roma, Roma 1939, p. 42;
  • P. della Pergola, La Galleria Borghese in Roma, Roma 1951, p. 50;
  • P. Della Pergola, Un acquisto di opere fiamminghe per la Galleria Borghese, “Mededeelingen van het Nederländsch. Historisch. Instituut te Rome”, X, 1958, p. 34;
  • P. della Pergola, La Galleria Borghese. I Dipinti, II, Roma 1959, p. 166, n. 240;
  • P. C. Sutton, A newly discovered Work by Pieter de Hooch, “The Burlington Magazine”, CXXI, 1979, p. 34;
  • C. Stefani, in P. Moreno, C. Stefani, Galleria Borghese, Milano 2000, p. 357;
  • K. Herrmann Fiore, Galleria Borghese Roma scopre un tesoro. Dalla pinacoteca ai depositi un museo che non ha più segreti, San Giuliano Milanese 2006, p. 91.