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Antefissa fittile di Dioniso e pantera

Arte romana


Scoperta nel 1831 negli scavi Borghese presso Mentana, l’antefissa di terracotta - elemento decorativo utilizzato sui tetti dei templi greci, romani ed etruschi - è decorata da una figura di un giovane Dioniso del tipo “in riposo”, affiancato da una pantera. L’origine del soggetto iconografico si ispira a modelli scultorei di ambiente prassitelico ai quali rimanda la sinuosa impostazione del corpo. La figura nuda è ritratta in piedi, elegantemente poggiata, con il gomito sinistro, a un pilastro. La capigliatura, che sovrasta il capo, volto verso destra, è composta da lunghe ciocche mosse che scendono fin sul petto. Il dio è rivolto verso l’animale, ritratto sollevato sulle zampe posteriori e con quelle anteriori adagiato sulla coscia destra della figura.

L’eleganza dei tratti e l’accurata resa dei particolari inducono a inquadrare l’antefissa nel I secolo a.C.


Scheda tecnica

Inventario
CCLIV
Posizione
Datazione
I sec. a.C.
Tipologia
Materia / Tecnica
terracotta
Misure
altezza cm 49, larghezza cm 30
Provenienza

Collezione Borghese, rinvenuta nel 1831 negli scavi di Nomentum, feudo di proprietà Borghese (Moreno, Sforzini 1987, p. 370); nella Palazzina è presente nel 1832 (Nibby, tav. 43) e nel 1841 indicata nella sala VI (Nibby 1841, p. 922, n. 3); Inventario fidecommissario Borghese, 1833, C., p. 51, n. 39; Acquisto dello Stato, 1902.

Restauri e Indagini diagnostiche
  • 2004 - Liana Persichelli

Scheda

Nel 1831 nel territorio di Mentana, presso il cosiddetto “Monte dell’oro” nei pressi della frazione Romitorio, è rinvenuto “un antifisso di terra cotta rarissimo nel suo genere”. Gli scavi furono commissionati a Giuseppe Spagna nel 1830 dalla famiglia Borghese, proprietaria del feudo dal 1632 (Pala 1976, p. 7). La scoperta, tuttavia, viene compiuta in una porzione di territorio di proprietà del comune di Mentana e i rinvenimenti vengono acquistati dalla famiglia Borghese, su consiglio del Ministro Evasio Gozzani (Moreno, Sforzini 1987, p. 370). Il Nibby la illustra all’interno della Palazzina Borghese nel 1832 in una tavola dove essa appare completa del fondo centinato, senza però fornirne la collocazione, che indica successivamente. Nella pubblicazione del 1838 l’antefissa è menzionata nella sala VI sopra a un tavolo di granito rosso “figurina di fanciullo con una pantera” (1832, tav. 43; 1841, p. 922, n. 3). Tale sistemazione è già indicata nel 1833 nell’Inventario fidecommissario Borghese (p. 51, n. 39). Nel 1893 è attestata nella seconda stanza al piano superiore dal Venturi, che individua uno schema prassitelico, (p. 71). La guida del Giusti, nell’edizione del 1927, costituisce un terminus post quem per l’esposizione nelle sale dell’antefissa che non compare nelle successive guide della Galleria Borghese fino al 2003, quando il Moreno la pone nel deposito (Giusti 1927, p. 40; Moreno, Viacava 2003, p. 284). Appare verosimile ipotizzare, quindi, che dalla metà del XX secolo l’opera sia stata trasferita in un ambiente non incluso nel percorso museale.

L’antefissa fittile - elemento decorativo dei templi greci, etruschi e romani – è frammentaria: non conserva infatti il fondo originale, dal profilo centinato - mostrato nella tavola del Nibby -, se non nella parte inferiore. La superficie rimanente è costituita dalla figura di un giovane Dioniso, nudo e in piedi, affiancato da una pantera. La figura, frontale, è rivolta verso destra, sostenuta dalla gamba destra dritta e con la sinistra, scartata e leggermente avanzata. Il corpo presenta un particolare andamento sinuoso con il busto inclinato verso sinistra. Il gomito sinistro, scostato dal corpo, è adagiato su un pilastro, parzialmente coperto da un drappo; il braccio destro è steso e la mano accarezza il capo dell’animale, sollevato sulle zampe posteriori in segno di festa verso il dio. La testa, volta verso destra, è coperta da lunghe ciocche di capelli mossi che giungono fino alle spalle e al petto. Il volto è quello di un giovinetto, con espressione serena e sorridente. Le figure poggiano su uno zoccolo irregolare a listello liscio e sporgente.

La figura ritrae il tipo iconografico del “Dioniso in riposo”, particolarmente diffuso nell’arte romana imperiale: longilineo, con cosce snelle e gambe sottili, muscoli asciutti ed elastici che sembrano fremere sotto la pelle, in una posa abbandonata. La particolare impostazione del corpo, nella caratteristica posa a “S”, sembra richiamare modelli prassitelici, in particolare l’Apollo Liceo. Nella scultura a tutto tondo un confronto particolarmente pertinente nell’iconografia si può individuare nel Dioniso con nebride e mantello, conservato ai Musei Capitolini (inv. scu 628, Gasparri 1986, p. 436 n. 102) e in quello a Holkham Hall (Gasparri 1986, p. 436 n. 123b; Angelicoussis 2001, pp. 99-100, n. 12, tav. 24, 28-29). Nella stessa collezione Borghese sono presenti numerose sculture di medesimo soggetto; in particolare una conserva ancora l’attacco delle zampe della pantera vicino al dio (inv. CXXXXIII). La presenza di felini nei cortei dionisiaci è attestata nella ceramica attica almeno dal VI secolo a.C., con un infittirsi della presenza di tali animali in età classica e nel successivo repertorio di età ellenistica. L'associazione con animali feroci sarebbe strettamente legata alla valenza del dio quale signore della natura selvaggia per la quale è nominato con l'epiteto di Bromio, che richiama il fragore del tuono o il ruggito del leone. Un recente studio della Moździoch avanza l'ipotesi che il legame di Dioniso e dei suoi seguaci, in particolari le Menadi, con i felini dal pelo maculato sia da individuare nel concetto di manìa, comune al dio come a tali fiere in virtù del loro pelame variegato. Il termine impiegato, ποικίλος, descriveva in maniera polivalente, i colori e tessuti variopinti o persone dal carattere imprevedibile (2016 pp. 367-368).

L’antefissa, per la quale non si conoscono confronti puntuali, trova similitudini in tre esemplari analoghi, conservati al Museo Nazionale Romano, raffiguranti Menadi con pantere. Rispetto a queste però il rilievo appare più aggettante e sporgente dal fondo. L’iconografia di soggetti di ispirazione bacchica, in particolare della figura del Dioniso in riposo, è diffusa nell’arte neo-attica e fa propendere per una cronologia in età tardo repubblicana o inizio augustea.

Giulia Ciccarello




Bibliografia
  • A. Nibby, Monumenti scelti della Villa Borghese, Roma 1832, tav. 43.
  • Indicazione delle opere antiche di scultura esistenti nel primo piano della Villa Borghese, Roma 1840, p. 21, n. 3.
  • A. Nibby, Roma nell’anno 1838, Roma 1841, p. 922, n. 3.
  • A. Venturi, Il Museo e la Galleria Borghese, Roma 1893, p. 71.
  • G. Giusti, La Galleria Borghese e la Villa di Umberto I a Roma, Roma 1927, p. 40.
  • C. Pala, Regio 1. Latium et Campania. Nomentum, in “Forma Italiae”, Roma 1976, p. 7.
  • P. Pensabene, M. R. Sanzi Di Mino, Museo Nazionale Romano. Le terrecotte. Antefisse, III, 1, Roma 1983, tav. CLI.
  • C. Gasparri, s.v. Dionysos/Bacchus, in “Lexicon Iconographicum Mythologiae Classicae”, III, 1, Zürich München 1986, p. 436, n. 102, 123, 123b.
  • P. Moreno, C. Sforzini, I ministri del principe Camillo: cronaca della collezione Borghese di antichità dal 1807 al 1832, in “Scienze dell’Antichità”, 1, 1987, p. 370, fig. 11.
  • E. Angelicoussis, The Woburn Abbey Collection of Classical Antiquities, Mainz 2001, pp. 99-100.
  • P. Moreno, A. Viacava, I marmi antichi della Galleria Borghese. La collezione archeologica di Camillo e Francesco Borghese, Roma 2003, p. 284.
  • M. Miziur Moździoch, Fierce Felines in the Cult and Imagery of Dionysus: Bacchic Mania and What Else?, in P. A. Johnston, A. Mastrocinque, S. Papaioannou (a cura di), Animals in Greek and Roman Religion and Myth. Proceedings of the Symposium, Cambridge 2013, pp. 361-392.
  • P. Meilán Jácome, Bacchus and Felines in Roman Iconography: Issues of Gender and Species, in A. Bernabé et alii (a cura di), Redefining Dionysos, Berlin-Boston 2013, pp. 526-540.