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Amore e Psiche

Zucchi Jacopo

Firenze 1540-41 - Roma 1595-96)

Con buona probabilità, la commissione di questa tela – l’unica firmata e datata dall’artista – può essere legata alle nozze tra Ferdinando I de' Medici e Cristina di Lorena, celebrate a Firenze nel 1589. Ad avvalorare questa ipotesi, oltre alla data di esecuzione - leggibile sulla faretra in basso a destra - è il significato stesso dell'opera, nonché l'incarico dato a Jacopo Zucchi, pittore legato da stretti rapporti con il principe mediceo per il quale aveva eseguito diverse opere durante il suo soggiorno romano.

Il dipinto raffigura il momento saliente della favola di Amore e Psiche, narrata da Apuleio nelle sue Metamorfosi, quando la fanciulla, spinta dalla curiosità e incoraggiata dalle perfide sorelle, decide di conoscere l'identità del misterioso amante che ogni giorno, al calar del sole, si reca a farle visita senza però mostrarle il viso.

Zucchi, celebre per le raffigurazioni di soggetti mitologici, si dimostra in quest'opera pittore raffinato e attento ai modi del suo tempo, guardando a Michelangelo Buonarroti e agli altri scultori toscani dell'epoca, nonché alla tradizione nordica per la precisione dei dettagli - come i fiori, i gioielli e le stoffe - spesso eseguiti con la collaborazione del fratello Francesco.


Scheda tecnica

Inventario
010
Posizione
Datazione
1589
Tipologia
Periodo
Materia / Tecnica
olio su tela
Misure
cm 173 x 130
Cornice
Cornice ottocentesca decorata con quattro palmette angolari.
Provenienza

Roma, collezione Borghese, 1633 (Corradini 1998; Hermann Fiore 2005; Pierguidi 2014); Inv. 1693, St. VI, n. 2; Inv. 1790, st. VI, n. 27; Inventario Fidecommissario 1833, p. 34; Inv. 1854, st. X, n. 6; Acquisto dello Stato, 1902.

Iscrizioni
Sulla faretra in basso a destra: "IAC. ZUC. F. FAC. 1589".
Mostre
  • 1940 Firenze, Palazzo Strozzi;
  • 1952 Napoli, Mostra d'Oltremare;
  • 1992 Canberra, National Gallery of Australia;
  • 1992 Melbourne, National Gallery of Victoria;
  • 1993 Roma, Palazzo Venezia;
  • 1995 Bruxelles, Palais des Beaux-Arts;
  • 1995 Roma, Palazzo delle Esposizioni;
  • 1996-1997 Lecce, Fondazione Memmo;
  • 1999 Roma, Villa Medici;
  • 2005 Firenze, Museo degli Argenti;
  • 2005-2006 Firenze, Museo degli Argenti;
  • 2010 Milano, Palazzo Reale;
  • 2012 Roma, Castel Sant'Angelo;
  • 2013-2014 Parigi, Musée du Luxembourg;
  • 2017-2018 Firenze, Palazzo Strozzi.
Restauri
  • 2005 Laura Ferretti (pulitura, rimozione vernice alterata e vecchi ritocchi, stuccature, verniciatura).

Scheda

La tela rappresenta un celebre episodio raccontato da Apuleio nelle sue Metamorfosi. Psiche, fanciulla dotata di straordinaria bellezza, decide di scoprire l'identità del giovane amante, introducendosi di notte nella sua alcova, con in mano un pugnale e una lampada ad olio. Avvicinatasi al corpo del bellissimo dio, incautamente lascia cadere dalla lanterna una goccia di grasso bollente che, sfiorando il viso del ragazzo, lo farà svegliare e volare via.

Questa scena, variamente dipinta nel corso dei secoli, è stata ambientata da Jacopo Zucchi all’interno di una lussuosa stanza, incorniciata da un tendaggio rosso che mette in evidenza i corpi dei due protagonisti: Psiche, agghindata unicamente con una cintura fatta di perle e pietre preziose; e Amore, la cui posa semisdraiata richiama alla mente la Divinità fluviale di Michelangelo Buonarroti. Come ha notato la critica, il dipinto risente del clima culturale fiorentino, come si evince sia dai corpi allungati, trattati alla maniera di Giambologna, sia dalle citazioni michelangiolesche, come la figura femminile riprodotta sulla spalliera del letto, alle spalle dei due amanti, che rimanda alla Notte, eseguita da Buonarroti per la decorazione delle tombe medicee nella Sacrestia Nuova di San Lorenzo a Firenze. Come ha osservato inoltre Kristina Hermann Fiore (2013, p. 45), il legame con la scuola fiorentina è altresì attestato dalla lucerna esibita da Psiche, uno degli elementi cardine di questo quadro, simbolo dell'Accademia del Disegno di Giorgio Vasari, di cui lo stesso Zucchi era membro.

Nonostante la certezza dell’autografia e della datazione - l’opera è datata e firmata sulla faretra in basso a destra - la tela ha suscitato un vivace dibattito critico inerente il suo ingresso in collezione Borghese e l’originaria proprietà Aldobrandini. Tale questione è stata chiarita nel 1996 da Ilaria Miarelli Mariani (1996, pp. 185-188) che ha risolutivamente messo un punto alla faccenda, sostenendo la contemporanea presenza di due diversi quadri – dal soggetto analogo – nelle collezioni delle due famiglie romane. Secondo la studiosa, infatti, il quadro di Zucchi faceva già parte con buona probabilità del nucleo di dipinti di proprietà del cardinale Scipione Borghese, confuso con l'opera di Pietro Aldobrandini, citata da Giovanni Battista Agucchi nel 1603 e ricordata nel 1626 nella collezione di Olimpia Aldobrandini.

La tela in esame, invece, è attestata in casa Borghese a partire dagli anni Trenta del Seicento, come si evince da un inventario, pubblicato da Corradini nel 1998 e datato da Stefano Pierguidi (2014) al 1633 ca., in cui l'opera è registrata come “un quadro d’Ipsica con Cupido colco, alto 6 e largo 5. Zucca". Tale descrizione è precisata da Iacomo Manilli nel 1650 (“Psiche che con la lucerna in mano vuol riconoscere Cupido, è di Jacomo Zucca”), e dall'autore dell'inventario del 1693, sebbene il dipinto venga inventariato con un'attribuzione errata: "un Amore che dorme con fiori attorno con una Venere con una lucerna in mano, e dall'altra mano un Cortello con un Cagnolo colco con l'arco et il carcasso del n. 724 con cornice dorata dello Scarsellino di Ferrara".

Con buona probabilità, la committenza della tela è legata a Ferdinando de' Medici, a cui erano destinate originariamente altre due allegorie dello stesso pittore, oggi entrambe in collezione Borghese (invv. 292-293). Come sostenuto dalla critica, infatti l'opera fu eseguita da Zucchi per le nozze tra il principe di casa Medici e Cristina di Lorena, celebrate a Firenze nel 1589, due anni dopo la morte di Francesco I che costrinse Ferdinando a lasciare definitivamente l’Urbe.

  Antonio Iommelli


Multimedia


Lucia Calzona - Amore e Psiche by Jacopo Zucchi
Bibliografia
  • I. Manilli, Villa Borghese fuori di Porta Pinciana, Roma 1650, p. 115;
  • P. Rossini, II Mercurio Errante (cfr. 1693) 1725, p. 39;
  • G. Piancastelli, Catalogo dei quadri della Galleria Borghese in Archivio Galleria Borghese, 1891, p. 122;
  • A. Venturi, Il Museo e la Galleria Borghese, Roma 1893, p. 25;
  • H. Voss, Jacopo Zucchi, “Zeitschrift für bildende Kunst”, XLVIII, 1913, p. 151 e ss.;
  • H. Voss, Die Molerei der Spätrenaissance in Rom und Florenz, I, Berlin 1920, p. 318;
  • R. Longhi, Precisioni nelle Gallerie Italiane, I: La R. Galleria Borghese, Roma 1928, p. 176;
  • A. Calcagno, Jacopo Zucchi e la sua opera in Roma, “Il Vasari”, V, 1932, p. 59 e ss.;
  • A. Venturi, Storia dell’Arte Italiana, IX, Roma 1933, pp. 388, 392-393;
  • A. De Rinaldis, La Galleria Borghese in Roma (Itinerari dei Musei e Monumenti d’Italia), Roma 1939, p. 26;
  • Catalogo della Mostra del ‘500 toscano in Palazzo Strozzi, Firenze 1940, p. 154;
  • P. Della Pergola, Itinerario della Galleria Borghese, Roma 1951, p. 24;
  • Catalogo della Mostra: Fontainebleau e la Maniera Italiana, Firenze 1952, p. 43;
  • M. Jaffè, Some Unpublished Head-Studies by Peter Paul Rubens, “The Burlington Magazine” XCVI, 1954, p. 302;
  • F.C. Legrand, F. Sluys, Some Little-Known “Arcimboldi”, “The Burlington Magazine”, XCVI, 1954, p. 214;
  • W. Friedländer, Caravaggio Studies, Princeton-New York 1955, p. 63;
  • A. Pigler, Barockthemen. Eine Auswahl von Verzeichnissen zur Ikonographie des 17. und 18. Jahrhunderts, II, Budapest 1956, p. 18;
  • P. Della Pergola, La Galleria Borghese. I Dipinti, II, Roma 1959, pp. 57-58, n. 84;
  • P. Della Pergola , Gli Inventari Aldobrandini, in “Arte Antica e Moderna”, XII, 1960, pp. 435, 443;
  • P. Della Pergola, Gli Inventari Aldobrandini: l’Inventario del 1682 (II), “Arte Antica e Moderna”, XXI, 1963, pp. 66, 84;
  • C. D’Onofrio, Inventario dei dipinti del cardinal Pietro Aldobrandini compilato da G. B. Agucchi nel 1603, in “Palatino”, VIII, 1964, p. 206;
  • E.P. Pillsbury, Jacopo Zucchi, his Life and Works, Londra 1973, pp. 295-301;
  • E. Bénezit, Dictionaire critique et documentaire des peintres, sculpteurs, dessinateurs et graveurs, Paris 1976, p. 925;
  • C. Beurdeley, L’amour bleu: die homosexuelle Liebe in Kunst und Literatur des Abendlandes, Köln 1977, p. 41;
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  • M. Collareta, scheda in Palazzo Vecchio: committenza e collezionismo medicei, a cura di P. Barocchi, Firenze 1980, p. 285;
  • J. Lacan, Le seminaire livre VIII. Le transfert, 1960-1961, Paris 1991, p. 272;
  • C. Strinati, Note su Jacopo e Francesco Zucchi, in Villa Medici, a cura di A. Chastel, II, Roma 1991, pp. 564-565;
  • K. Hermann Fiore, scheda in Esso presents: Rubens and the Italian Renaissance, catalogo della mostra (Canberra, Australian National Gallery, 1992; Melbourne, National Gallery of Victoria, 1992), a cura di D. Jaffé, Canberra 1992, n. 26;
  • K. Herrmann Fiore, in Roma di Sisto V: le arti e la cultura, catalogo della mostra (Roma, Museo di Palazzo Venezia, 1993), a cura di M. L. Madonna, Roma 1993, pp. 345-346;
  • I. Miarelli Mariani, scheda in Immagini degli Dei. Mitologia e collezionismo tra Cinquecento e Seicento, catalogo della mostra (Lecce, Fondazione Memmo, 1996-1997), a cura di C. Cieri Via, Milano 1996, pp. 185-188, n. 35;
  • S. Corradini, Un antico inventario della quadreria del Cardinal Borghese, in Bernini scultore: la nascita del barocco in Casa Borghese, catalogo della mostra (Roma, Galleria Borghese, 1998), a cura di A. Coliva, S. Schütze, Roma 1998, n. 208;
  • P. Morel, scheda in Villa Medici: il sogno di un cardinale; collezioni e artisti di Ferdinando de’ Medici, catalogo della mostra (Roma, Villa Medici, 1999-2000), a cura di M. Hochmann, Roma 1999, p. 306;
  • P. Moreno, C. Stefani, Galleria Borghese, a cura di, Milano 2000, p. 192, n. 11;
  • K. Herrmann Fiore, scheda in Maria de’ Medici: (1573 - 1642) una principessa fiorentina sul trono di Francia, catalogo della mostra (Firenze, Museo degli Argenti, 2005), a cura di C. Caneva e F. Solinas, Livorno 2005, p. 84, n. I.30;
  • K. Herrmann Fiore, in Mythologica et Erotica: arte e cultura dall’antichità al XVIII secolo, catalogo della mostra (Firenze, Museo degli Argenti, 2005-2006) a cura di O. Casazza, Livorno 2005, pp. 325-326, n. 204;
  • K. Herrmann Fiore, Galleria Borghese Roma scopre un tesoro. Dalla pinacoteca ai depositi un museo che non ha più segreti, San Giuliano Milanese 2006, p. 11;
  • G. Venturi, F. Cappelletti, Gli dei a corte: letteratura e immagini nella Ferrara estense, Firenze 2009, p. 4;
  • S. Pierguidi, ’In maniera totale di pitture si rivolsero al singolar Museo Borghesiano’. La quadreria Borghese tra il palazzo di Ripetta e la villa Pinciana, in "Journal of the History of Collections", XXVI, 2014, pp. 161-170;
  • A. Fenech Kroke, scheda in Il Cinquecento a Firenze "maniera moderna" e controriforma, catalogo della mostra (Firenze, Palazzo Strozzi, 2017-2018), a cura di C. Falciani, A. Natali, C. Acidini Luchinat, Firenze 2017, pp. 278-279.