Galleria Borghese logo
Search results for
X
No results :(

Hints for your search:

  • Search engine results update instantly as soon as you change your search key.
  • If you have entered more than one word, try to simplify the search by writing only one, later you can add other words to filter the results.
  • Omit words with less than 3 characters, as well as common words like "the", "of", "from", as they will not be included in the search.
  • You don't need to enter accents or capitalization.
  • The search for words, even if partially written, will also include the different variants existing in the database.
  • If your search yields no results, try typing just the first few characters of a word to see if it exists in the database.

Nativity

Luteri Battista called Battista Dossi

(Ferrara c. 1497 - 1548)

Text not translated yet

Questo Presepe su tavola ha una storia collezionistica e attributiva incerta ed è stato oggetto di varie ipotesi. È stata avanzata una sua antica appartenenza alla collezione della duchessa di Urbino Lucrezia d’Este e successivamente, per il tramite degli Aldobrandini, un passaggio nella raccolta Borghese. Per quanto riguarda l’attribuzione, le caratteristiche stilistiche conducono verso il nome di Evangelista Dossi, detto Dossazzo, figlio di Battista e nipote del più noto Dosso.


Object details

Inventory
215
Location
Date
databile intorno alla metà del XVI secolo
Classification
Period
Medium
oil on panel
Dimensions
44 x 30 cm
Frame

Salvator Rosa 57,5 x 43 x 5,5 cm.

Provenance
Text not translated yet

Ferrara, collezione Lucrezia d’Este, 1592 (?); Roma, cardinale Pietro Adobrandini, 1598 (?); Roma, Olimpia Aldobrandini 1682 (?); Roma, Giovanni Battista Borghese, 1693 (?); Inv., 1790, St. IX, n. 37; Inventario Fidecommissario 1833, p. 8, n. 5; Acquisto dello Stato, 1902.

Conservation and Diagnostic
  • 1913 Luigi Bartolucci e Augusto Cecconi Principi
  • 1915-1925 Scuola di Restauro dell’Accademia di Belle Arti
  • 1949 Carlo Matteucci
  • 1959 Alvaro Esposti
  • 1977-1979 Gianluigi Colalucci
  • 2020-2021 Ars Mensurae (diagnostics)

Commentary

Il dipinto rappresenta in primo piano l’episodio della Natività, con il Bambino raffigurato al centro disteso direttamente a terra su un lenzuolo bianco. Alle spalle della Vergine, sulla destra della scena, la capanna lignea e il bue ripreso da dietro, mentre sullo sfondo, immerse in un’atmosfera cristallina, compaiono una serie di edifici turriti. Nella parte superiore del quadro, una nube bianca accoglie un gruppo di angioletti.

La diffusione del tema, nonché la consueta genericità delle descrizioni inventariali di tale soggetto, rende difficile ricostruire la storia collezionistica della tavola Borghese. Della Pergola (1955, p. 16, n. 6) ha ipotizzato una provenienza dalla raccolta di Lucrezia d’Este, nel cui inventario, datato 1592, sono elencati molti quadri di presepi variamente attribuiti ai Dossi, al Garofalo o di autore ignoto. Ereditata da Pietro Aldobrandini alla fine del Cinquecento, la collezione di dipinti della duchessa d’Urbino sarebbe poi parzialmente confluita, per il tramite di Olimpia, tra i beni Borghese. La studiosa individua l’opera in esame nell’inventario del 1790, descritta come “Piccolo Presepe” del Garofalo, assegnazione che ritorna successivamente nell’elenco fidecommissario del 1833 ed è ripresa da Piancastelli (1891, p. 130). Tuttavia, altri plausibili riferimenti inventariali sono segnalati sia nello stesso inventario del 1790 (“Madonna col Bambino e S Giuseppe” dei Dossi) sia in quello precedente del 1693 (“un quadro di due palmi in circa con il Presepio e Gloria d’Angeli del N. 3 con cornice dorata dello Scarsellino in tavola” e una tavola di stesso soggetto e incerta attribuzione), confermando l’impossibilità di arrivare ad una ricostruzione certa del percorso collezionistico della tavola (i riferimenti inventariali sono stati segnalati da Lucantoni 2002, pp. 126-127, n. 5). Se l’opera fosse realmente proveniente dalla collezione di Lucrezia d’Este sarebbe comunque più verosimile che sia pervenuta ai Borghese non come parte dell’eredità di Olimpia Aldobrandini, morta nel 1682, bensì con la successione Aldobrandini-Pamphilj posteriormente al 1760.

Gran parte della critica ha ricondotto il dipinto alla mano di Battista Luteri detto Battista Dossi, fratello del più noto Dosso (Venturi 1893, p. 127; Della Pergola cit.; Gardner 1911, p. 234; Zwanziger 1911, pp. 80-81; Longhi 1928, p. 197; De Rinaldis 1948, p. 82; Romani 1994-1995, p. 354, n. 468), in alcuni casi ipotizzandone una realizzazione sotto la guida di quest’ultimo (Mezzetti 1965, n. 159) o in collaborazione (Berenson 1936, p. 149). Negli anni Sessanta del Novecento, Gibbons (1968, n. 174) suppone si tratti di una copia da Battista e propone il nome del figlio Evangelista, detto “Dossazzo”, assegnazione ripresa da Lucantoni (cit.), che rileva caratteristiche stilistiche affini a quelle del Dossi ma una maggiore approssimazione, nonché una qualità pittorica inferiore.

Accogliendo l’ipotesi dell’attribuzione al Dossazzo, o a qualche imitatore di Battista, la cronologia dell’opera può essere ricondotta alla metà del Cinquecento.

Pier Ludovico Puddu




Bibliography
  • E. e C. Platner, Beschreibung der Stadt Rom, III, Stuttgart-Tübingen 1842, p. 277;
  • G. Piancastelli, Catalogo dei quadri della Galleria Borghese, in Archivio Galleria Borghese, 1891, p. 130;
  • A. Venturi, Il Museo e la Galleria Borghese, Roma 1893, p. 127;
  • G. Morelli, Della Pittura Italiana. Studi Storici Critici: Le Gallerie Borghese e Doria Pamphili in Roma, Milano1897, p. 217;
  • G. Gruyer, L’art Ferrarais a l’époque des Princes d’Este, II, Parigi 1897, p. 286;
  • E. G. Gardner, The Painters of the School of Ferrara, London 1911, p. 234;
  • W.C. Zwanzinger, Dosso Dossi mit besonderer berucksichtigung seines Künst lerischen verältnisses zu seinem bruder Battista, Leipzig 1911, pp. 80-81;
  • H. Mendelsohn, Das Werk der Dossi, München 1914, pp, p. 155;
  • R. Longhi, Precisioni nelle Gallerie Italiane, I, La R. Galleria Borghese, Roma 1928, p. 197;
  • B. Berenson, Pitture Italiane del Rinascimento, Milano, p. 149;
  • R. Longhi, Ampliamenti nell’Officina Ferrarese, in “La Critica d’Arte”, IV, 1940, p. 40;
  • A. De Rinaldis, Catalogo della Galleria Borghese, Roma 1948, p. 82;
  • P. Della Pergola, La Galleria Borghese in Roma, Roma 1951, p. 53;
  • P. Della Pergola, La Galleria Borghese. I Dipinti, I, Roma 1955, p. 16, n. 6;
  • F. Gibbons, L. Puppi, Dipinti inediti o poco noti di Dosso e Battista Dossi, con qualche nuova ipotesi, in “Arte Antica e Moderna”, 1965, p. 318;
  • A. Mezzetti, Il Dosso e Battista ferraresi, Ferrara 1965, n. 159;
  • B. Berenson, Italian Pictures of the Renaissance. Central Italian and North Italian Schools, I, London 1968, pp. 113, 115;
  • F. Gibbons, Dosso and Battista Dossi Court Painters at Ferrara, Princeton 1968, n. 174;
  • V. Romani, in A. Ballarin, Dosso Dossi. La pittura a Ferrara negli anni del Ducato di Alfonso I, Cittadella (PD) 1994-1995, I, p. 354, n. 468;
  • C. Stefani in P. Moreno, C. Stefani, Galleria Borghese, Milano 2000, p. 328;
  • S. Lucantoni, in Il museo senza confini. Dipinti ferraresi del Rinascimento nelle raccolte romane, a cura di J. Bentini, S. Guarino, Milano 2002, pp. 126-127, n. 5;
  • K. Herrmann Fiore, Galleria Borghese Roma scopre un tesoro. Dalla pinacoteca ai depositi un museo che non ha più segreti, San Giuliano Milanese 2006, p.73.