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Gruppo di Serapide con Cerbero

Arte romana


Il gruppo scultoreo raffigura il dio Serapide su un trono, non decorato e con alto schienale, con i piedi, muniti di calzari, adagiati sul suppedaneo, un panchetto di legno. La figura indossa una lunga tunica con sopra un mantello. Nella mano sinistra, sollevata, trattiene uno scettro, mentre con la destra, piegata in avanti, una patera, di restauro. La testa, moderna, si ispira al modello iconografico del dio. Sulla destra è presente Cerbero, animale a tre teste, ritratto frontale sulle zampe, con il corpo cinto dalla coda dalle sembianze di serpente. La mano destra del dio doveva, probabilmente, in origine poggiare sulla testa centrale dell’animale.

Acquistata nel 1609 dalla collezione Della Porta, risulta presente nel 1610 nel Palazzo di città della famiglia Borghese. Nel 1650 viene menzionata da Iacomo Manilli come “Plutone sedente co’l cane Cerbero vicino alla sedia”, presso iI II Recinto della Villa, nel viale dei cipressi. Nel 1828 è restaurata da Antonio d’Este che la nomina nello stesso modo. Con Wolfang Helbig, nel 1891, la scultura viene identificata con la figura di Serapide con Cerbero. La statua è da considerarsi una delle numerose riproduzioni romane, risalenti al II secolo d.C., riprese dal celebre simulacro di Serapide posto nel Serapeo di Alessandria, attribuito allo scultore Briasside, attivo verso la fine del IV secolo a.C.


Scheda tecnica

Inventario
CCXXXIII
Posizione
Datazione
II sec. d.C.
Tipologia
Materia / Tecnica
marmo di Luni
Misure
altezza dell’antico cm 135
Provenienza
Collezione di Giovan Battista Della Porta, fino al 1609, quindi collezione Borghese. Inventario fidecommissario Borghese, 1833, C., p. 54, n.185. Acquisto dello Stato, 1902. 
Restauri
  • 1828, Antonio d’Este. Interventi in marmo, risalenti a questo restauro o forse in parte precedenti, nella parte anteriore del plinto, nella punta del piede destro, negli avambracci con la patera e lo scettro, nella spalliera del trono, nel collo e nella testa, moderna.

Scheda

Il gruppo scultoreo proviene dalla collezione Della Porta, acquistata da Giovanni Battista Borghese nel 1609. Nel 1610 è menzionato nel Palazzo di città della famiglia (De Lachenal 1982, p. 66: Appendice Va., n. 224; Appendice Vb. n. 187, Appendice VI., n. 68). Iacomo Manilli nel 1650 lo ricorda, come “Plutone sedente co’l cane Cerbero vicino alla sedia”, presso iI II Recinto della Villa, nel viale dei cipressi, insieme ad altre quattro statue sedute (Manilli 1650, p. 124). Sulla scorta delle indicazioni di Manilli, Antonio Nibby nel 1832 la menziona come “Plutone”, inquadrandola cronologicamente nell’età antonina, e arricchendo la descrizione con una dettagliata ricerca storica sulla divinità. L’autore avanza, inoltre, un’ipotesi di provenienza, rivelatasi poi errata, dal Tarentum, luogo sacro dedicato alle divinità degli inferi, individuato tra la chiesa di S. Lorenzo in Lucina e la piazza del Clementino, dove sorgeva il palazzo Borghese (Nibby 1832, pp.127-130, n.6, tav. 39). Nel 1828 la statua è presente nello studio di Antonio d’Este come riportato nella “Quinta Nota degli Oggetti Antichi provenienti dalla Villa Borghese”, nella quale viene indicata come “Statua sedente di Plutone” (Moreno, Sforzini 1987, pp. 361-362). È Wolfang Helbig nel 1891 che interpreta la scultura come una rappresentazione di Serapide, riproduzione dell’originale del Serapeion di Alessandria, opera dello scultore Briasside. Walther Amelung nel 1925 prosegue l’analisi di Helbig e si concentra soprattutto sulla figura di Cerbero (Amelung 1913, pp. 251-252, n. 1563). Secondo Macrobio le tre teste dell’animale, raffiguranti un lupo, un leone e un cane, rappresenterebbero simbolicamente la tripartizione del Tempo, passato, presente e futuro in funzione della identificazione di Serapide come Sole (Macrobio, Saturn., I. 20, 13). Wilhelm Hornbostel, che esegue nel 1973 un esaustivo studio sulla figura della divinità e di Cerbero in particolare nel tentativo di restituire l’originale alessandrino, individua due gruppi tipologici dell’animale: un primo, più numeroso, nel quale sarebbero raffigurate tre teste di cane di razze diverse e un secondo, più esiguo, nel quale compare la testa leonina. In quest’ultimo si possono inserire l’esemplare Borghese (Hornbostel 1973, p. 94, tav. XVIII, n. 26), un rilievo dai Musei Capitolini (p. 93, nota 1, fig. 191) e una statuetta da Ince Blundell Hall (Ashmole 1929, n. 39, tav. 18).

Il dio è raffigurato seduto su un trono liscio ad alto e largo dorsale e fornito di suppedaneo; veste una lunga tunica discinta, senza cintura, e un mantello che dalla spalla sinistra ricade sul petto e di qui termina adagiato, elegantemente, sulle gambe. Ai piedi indossa dei calzari, krepídes. Il braccio sinistro è sollevato a sostenere lo scettro, mentre il destro, di restauro, è flesso in avanti e sorregge nella mano una patera. La testa, moderna, riproduce i tratti fisionomici dell’iconografia nota del dio. Alla sua destra è presente, stante sulle zampe, Cerbero, animale tricefalo, il cui corpo è avviluppato da un serpente che si diparte dalla coda. 

Secondo Silvio Ferri, nel 1962, e Hans von Steuben, di poco posteriore, la mano destra doveva, presumibilmente, poggiare sulla testa centrale dell’animale, posizione che verrebbe confermata dalle tracce dell’attacco visibili.

La statua rientra, come già individuato da Helbig, nella serie delle repliche diffuse in età ellenistica e poi romana, riproducenti il modello scultoreo del gruppo eseguito nel IV secolo a.C. per il Serapeo di Alessandria, e attribuito a Briasside. Tra i molti, tre confronti pertinenti si ritrovano in una statua conservata presso i Musei Capitolini (Stuart 1912, p. pp. 81-82, n. 3, tav. XXXIV; Ensoli Vittozzi 1993, pp. 239-240, nota 24), una seconda nel Museo Chiaramonti in Vaticano (Amelung 1903, p. 360, n. 74) e un’ultima nel Museo Archeologico di Napoli (Ruesch 1908, p. 188, n. 705).

L’equilibrio armonico della composizione e la resa elaborata e profonda del panneggio portano a inquadrare la scultura Borghese nel II secolo d.C.

Giulia Ciccarello




Bibliografia
  • I. Manilli, Villa Borghese fuori di Porta Pinciana, Roma 1650, p.124.
  • D. Montelatici, Villa Borghese fuori di Porta Pinciana con l’ornamenti che si osservano nel di lei Palazzo, Roma 1700, p. 78.
  • A. Nibby, Monumenti scelti della Villa Borghese, Roma 1832, pp. 127-130, n. 6, tav. 39.
  • Indicazione delle opere antiche di scultura esistenti nel primo piano della Villa Borghese, Roma 1840, p.24, n. 8.
  • A. Nibby, Roma nell’anno 1838, Roma 1841, p. 924, n. 8.
  • Indicazione delle opere antiche di scultura esistenti nel primo piano della Villa Borghese, Roma 1854 (1873), p. 28, n. 9.
  • A. Venturi, Il Museo e la Galleria Borghese, Roma 1893, p.48.
  • W. Amelung, Die Sculpturen des vatikanischen Museums, Berlin 1903.
  • G. Giusti, La Galerie Borghèse et la Ville Humbert Premier à Rome, Roma 1904, p. 33.
  • J. H. Stuart, A Catalogue of the Ancient Sculptures Preserved in the Municipal Collections of Rome. The Sculptures of Iseo Capitolino, Oxford 1912.
  • W. Helbig, Führer durch die öffentlichen Sammlungen klassischer Altertümer in Rom (3a edizione), a cura di W. Amelung, II, Leipzig 1913, pp. 251-252, n.1563.
  • A. Ruesch, Guida illustrata del Museo Nazionale di Napoli, Napoli 1908.
  • W. Amelung, P. Arndt, G. Lippold, Photographische Einzelaufnahmen antiker Sculpturen, X, 1, München 1925, p. 18, n. 2770.
  • B. Ashmole, A Catalogue of the Ancient Marbles at Ince Blundell Hall, Oxford 1929.
  • S. Reinach, Répertoire de la statuaire grecque et romaine, II-1, Paris 1931, p. 19, n. 3.
  • A. De Rinaldis, La R. Galleria Borghese in Roma, 1935, p.18.
  • R. Pettazzoni, Il Cerbero di Sarapide, in “Revue Archéologique”, 1948, pp. 803-809.
  • G. Lippold, Die Griechische Plastik, in “Handbuch der Archäologie”, Münich 1950, p. 258, nota 7.
  • R. Calza, Catalogo del Gabinetto fotografico Nazionale, Galleria Borghese, Collezione degli oggetti antichi, Roma 1957, p. 8, nn. 29-30.
  • S. Ferri, Opuscula: scritti vari di metodologia storico-artistica, archeologia, antichità etrusche e italiche, filologia classica, Firenze 1962, p. 334, tav. XVIII, 10.
  • W. Helbig, H. Speier, Führer durch die öffentlichen Sammlungen klassischer Altertümer in Rom, (4°Edizione), a cura di H. Speier, II, Tübingen 1966, p. 704, n. 1942 (von Steuben).
  • W. Hornbostel, Sarapis: Studien zur Überlieferungsgeschichte, den Erscheinungsformen und Wandlungen der Gestalt eines Gottes, in “Études Préliminaires aux Religions Orientales dans L’Empire Romain”, 32, Leiden 1973, p. 93, nota 2, tav. XVIII, 26.
  • P. Moreno, Museo e Galleria Borghese, La collezione archeologica, Roma 1980, p.8.
  • L. De Lachenal, La collezione di sculture antiche della famiglia Borghese e il palazzo in Campo Marzio, in “Xenia”, 4, 1982, pp. 49-117, in particolare pp. 66, 90 (Appendice Va., n. 224), 93 (Appendice Vb. n. 187), 96 (Appendice VI., n. 68).
  • P. Moreno, C. Sforzini, I ministri del principe Camillo: cronaca della collezione Borghese di antichità dal 1807 al 1832, in “Scienze dell’Antichità”,1, 1987, pp. 340, 361-362.
  • S. Ensoli Vittozzi, Le sculture del «larario» di S. Martino ai Monti. Un contesto recuperato, in “Bullettino della Commissione Archeologica Comunale di Roma”, 95, 1, Roma 1993, pp. 221-243.
  • K. Kalveram, Die Antikensammlung des Kardinals Scipione Borghese, Worms am Rhein 1995, p. 263, n. 233.
  • P. Moreno, C. Stefani, Galleria Borghese, Milano 2000, p. 36, n. 9a.
  • P. Moreno, A. Viacava, I marmi antichi della Galleria Borghese. La collezione archeologica di Camillo e Francesco Borghese, Roma 2003, pp. 95-96, n. 55.
  • Scheda di catalogo 12/01008300, P. Moreno 1976; aggiornamento G. Ciccarello 2020