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Statua femminile ammantata, variante del tipo “Piccola Ercolanese”, con ritratto

Arte romana


La figura muliebre, variante della cosiddetta “Piccola Ercolanese”, tipo iconografico derivante da una statua rinvenuta nel teatro di Ercolano, rappresenta una matrona romana vestita di una lunga tunica e avvolta da un mantello, sostenuto con il braccio destro piegato al petto. Il tipo fu particolarmente apprezzato nel mondo romano, quale perfetta sintesi tra il classicismo delle forme e i valori morali di onore, decoro e pudore espressi dalla postura castigata e dall’ordinata disposizione del panneggio, tanto nell’arte sepolcrale quanto in quella onoraria.

In questo caso la testa, non pertinente, raffigura una giovane donna dal volto allungato e zigomi sporgenti, con occhi grandi e iridi rese plasticamente da un foro di trapano. Lo sguardo, rivolto verso l’alto, esclude lo spettatore, conferendo un’espressione ferma e distaccata; la bocca, piccola e ben disegnata, è chiusa. I capelli, appena ondulati, sono divisi al centro da una scriminatura e scendono sul collo coprendo le orecchie, raccogliendosi sulla nuca in una crocchia bassa e appiattita, replicando una capigliatura in voga nella media età severiana, fra secondo e terzo decennio del III sec


Scheda tecnica

Inventario
CCXXXVI
Posizione
Datazione
II sec. d.C. (figura); III sec. d.C. (testa)
Tipologia
Materia / Tecnica
marmo di Luni
Misure
altezza senza plinto cm 176; testa cm 28 Inventario
Provenienza
Collezione Borghese, citata per la prima volta da Nibby 1832, p. 134; Inventario Fidecommissario Borghese, 1833, C, p. 53, n. 178. Acquisto dello Stato, 1902.
Restauri e Indagini diagnostiche
  • XIX sec., base, piede sinistro, mano sinistra con lembo del mantello, polso destro
  • 1996/97, Liana Persichelli

Scheda

Di ignota provenienza, la statua è menzionata per la prima volta nella guida del Nibby del 1832, che la descrive come “ignota giovane matrona” fra le sculture esposte nella camera del Sileno, corrispondente all’attuale sala VIII.

La scultura muliebre raffigura una matrona romana secondo una variante della cosiddetta “Piccola Ercolanese”. Stante sulla gamba sinistra e con la destra leggermente flessa e avanzata, la matrona è vestita di una lunga tunica di cui è visibile la parte inferiore, caratterizzata da pieghe profonde, ed è avvolta da un mantello, sostenuto con il braccio destro piegato al petto sino alla spalla sinistra, mentre l’avambraccio sinistro è disteso in avanti, con la mano serrata intorno a un lembo del mantello. Il tipo della “Piccola Ercolanese”, ampiamente utilizzato a partire dall’età ellenistica per statue ritratto con destinazione sepolcrale e onoraria e noto da oltre 147 repliche (da ultimo Daehner 2007; Alexandridis 2010, 263–275 fig. 10, 4; Dillon 2010, 82–86; Trimble 2017, 335–337) è attestato in Galleria da un altro esemplare (sala V, inv. CCXXXXII) alla cui scheda si rimanda per l’analisi dettagliata del modello.

Dal confronto con gli esemplari più noti, la scultura Borghese risulta un prodotto di scarsa qualità, elaborato nella seconda metà del II sec. d.C., con un trattamento semplificato del panneggio, che si articola anteriormente in scarse e dure pieghe e non presenta quella ricca caduta laterale sinistra presente nella replica da Ercolano (Dresda, Staatliche Kunstsammlungen, inv. Hm 327) e in quella da Delo (Atene, Museo Archeologico Nazionale, inv. 1827).

La sintesi tra il classicismo delle forme e i valori morali di honos, decor e pudicitia espressi dalla postura castigata e dall’ordinata disposizione del panneggio, determinarono l’ampio gradimento del tipo nel mondo romano per statue ritratto di personaggi pubblici, esponenti delle élites e privati. In questo caso, la testa non pertinente – sostituita forse già in età antica o dal restauratore ottocentesco –  raffigura una giovane donna dal volto allungato e zigomi sporgenti, con occhi grandi e iridi rese plasticamente da un foro di trapano. Lo sguardo, rivolto verso l’alto, esclude lo spettatore, conferendo un’espressione ferma e distaccata; la bocca, piccola e ben disegnata, è chiusa. I capelli, appena ondulati, sono divisi al centro da una scriminatura e scendono sul collo coprendo le orecchie, raccogliendosi sulla nuca in una crocchia bassa e appiattita. L’acconciatura semplice ed elegante trova confronti nei ritratti delle Augustae di età tardoseveriana, in particolare con la capigliatura delle mogli di Severo Alessandro, fra secondo e terzo decennio del III secolo.

      Jessica Clementi


Bibliografia
  • A. Nibby, Monumenti scelti della Villa Borghese, Roma 1832, p. 134.
  • Indicazione delle opere antiche di scultura esistenti nel primo piano della Villa Borghese, Roma 1840, p. 25, n. 14.
  • A. Nibby, Roma nell’anno 1838, Roma 1841, p. 924, n. 14.
  • Indicazione delle opere antiche di scultura esistenti nel primo piano della Villa Borghese, Roma 1854 (1873), p. 28, n. 13.
  • A. Venturi, Il Museo e la Galleria Borghese, Roma 1893, p. 48.
  • G. Giusti, La Galerie Borghèse et la Ville Humbert Premier à Rome, Roma 1904, p. 33.
  • P. Della Pergola, La Galleria Borghese in Roma, Roma 1954, p. 21.
  • R. Calza, Catalogo del Gabinetto fotografico Nazionale, Galleria Borghese, Collezione degli oggetti antichi, Roma 1957, p. 15, nn. 55.
  • H. J. Kruse, Römische Weibliche Gewandstatuen des Zweiten Jahrhunderts N. Chr., Göttingen 1975, p. 308, C13.
  • P. Moreno, Museo e Galleria Borghese, La collezione archeologica, Roma 1980, p. 20.
  • P. Moreno, S. Staccioli, Le collezioni della Galleria Borghese, Milano 1981, p. 102, fig. a pag. 90.
  • P. Moreno, C. Stefani, Galleria Borghese, Milano 2000, p. 194, n. 15 a-b.
  • P. Moreno, A. Viacava, I marmi antichi della Galleria Borghese. La collezione archeologica di Camillo e Francesco Borghese, Roma 2003, pp. 254-255, n. 247.
  • J. Daehner, The Herculaneum Women. History, Context, Identities, Los Angeles 2007.
  • A. Alexandridis, Neutral Bodies? Female Portrait Statue Types from the Late Republic to the Second Century CE, in Material Culture and Social Identities in the Ancient World, a cura di S. Hales, T. Hodos, Cambridge 2010, pp. 252–279, in part. pp. 263-275 fig. 10, 4.
  • S. Dillon, The Female Portrait Statue in the Greek World, New York 2010, pp. 82-86.
  • J. Trimble, Framing and Social Identity in Roman Portrait Statues, in The Frame in Classical Art. A Cultural History, a cura di V. Platt, M. Squire, Cambridge 2017, pp. 317-352.
  • Schede di catalogo 12/01008543-12/01008544, P. Moreno 1976; aggiornamento G. Ciccarello 2021.