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Rape of Proserpina

Bernini Gian Lorenzo

(Naples 1598 - Rome 1680)

The work portrays the abduction of Proserpina by Pluto, the god of the underworld. Present in both Claudian (De raptu Proserpine) and Ovid (Metamorphoses, V, 385-424), the myth tells of the abduction of the maiden on the shores of Lake Pergusa, in the vicinity of Enna. Crazed by sorrow, her mother, the harvest goddess Ceres, caused a drought that forced Jupiter to intercede with Pluto to allow Prosperpina to return to her for six months a year. Bernini represents the culminating moment of the action. The proud and insensitive god is dragging Proserpina into Hades, his muscles so taut in the effort to hold the writhing body that Pluto’s hands sink into her flesh.

In executing this subject, Bernini looked to the virtuosity of the sculptors of the Mannerist period. But the truth of the action – sought through the in-depth study of models from antiquity – the plastic strength,  and the intensity of the maiden’s expression are not to be found in works of the time. Such creative freedom was made possible by his absolute mastery of technique, which he pushed to the point of grazing the physical limits of marble.

After the death of Paul V (1621), Scipione gave the group to his successor, Ludovico Ludovisi, the cardinal nephew of Gregory XV (1621-23), a sophisticated collector and owner of an unfortunately no longer existent villa – extending from Porta Pinciana almost to Termini Station – where it remained until it was transferred to the Italian government.


Object details

Inventory
CCLXVIII
Location
Date
1621-1622
Classification
Period
Medium
white marble
Dimensions
altezza cm 255 (senza base)
Provenance
Text not translated yet
Commissionato dal cardinale Scipione Borghese; collezione Ludovisi, 1622; Acquisto dello Stato, 1908.
Exhibitions
  • 1998 Roma, Galleria Borghese
  • 2017-2018 Roma, Galleria Borghese
Restorations
  • 1995/ 1996 C.B.C. Coop. a.r.l.

Scheda

La commissione dell’imponente gruppo scultoreo è documentata da un acconto versato a Bernini dal cardinale Scipione Borghese nel 1621. Il pagamento di 300 scudi,registrato nel mese di giugno di quell’anno, si riferisce infatti a un acconto per “una statua di Plutone che rapisce Proserpina et una testa con busto di Papa Paolo V felice memoria che scolpisce in marmo per uso nostro”. L’opera venne completata poco più di un anno dopo, dal momento che nel mese di settembre del 1622 poteva dirsi terminato il piedistallo in marmo bianco, oggi perduto, ma che le fonti ci documentano ornato da un distico di Maffeo Barberini: Quisquis humi pronus flores legis, inspice saevi/ me Ditis ad Domum rapi (O tu che chino al suolo cogli fiori, guarda me che vengo rapita nel regno del crudele Dite). La scelta dello scarpellino, l’intagliatore di marmi cortonese Agostino Radi, e, soprattutto, quella di accompagnare la descrizione del mito rappresentato dall’opera scultorea con i versi scritti dallo stesso Maffeo Barberini avrebbero caratterizzato anche l’Apollo e Dafne, l’altro grande gruppo scultoreo eseguito da Bernini per il cardinale Borghese di lì a pochi anni. La stretta successione dei pagamenti indica che nello stesso mese di settembre 1622 il gruppo venne prelevato dallo studio di Bernini, situato nella zona di Santa Maria Maggiore, e che entro il seguente mese di ottobre l’opera, assicurata da una complessa armatura lignea appositamente progettata dal fidatissimo architetto Giovanni Battista Soria, fu trasportata alla Villa Ludovisi sotto la sua personale direzione. Resta un margine di dubbio riguardo alla determinazione dell’esatto importo versato a Bernini per la realizzazione del Ratto di Proserpina e del reale inizio della sua lavorazione, sia per l’impossibilità di accertare il preciso momento di acquisto del blocco di marmo sia perché il pagamento finale dell’opera, effettuato solo nell’anno 1624, è di fatto un saldo cumulativo relativo alla completata esecuzione, oltre che del gruppo in esame, anche dell’Enea e Anchise e del David. Il mutato e non favorevole contesto politico seguito all’elezione di Gregorio XV Ludovisi, assurto al soglio pontificio il 9 febbraio 1621, è verosimilmente all’origine della tempestiva scelta di Scipione Borghese di fare dono dello straordinario capolavoro berniniano a Ludovico Ludovisi, nuovo cardinal nepote e appassionato collezionista. Le maggiori fonti del Seicento e del Settecento sono concordi nel considerare il Ratto di Proserpina all’interno del gruppo di opere realizzate da Bernini per la Villa Borghese: così la indica Baldinucci nel 1682 (il “bel gruppo del Ratto di Proserpina, che poco avanti lo stesso Bernino aveva per lui [il cardinale Borghese] scolpito”), mentre Maffei (1704) afferma nel testo che la scultura venne iniziata prima della morte del pontefice: “Fu scolpito dal Cavalier Gio: Lorenzo Bernino questo famoso gruppo negli anni suoi giovanili per il Cardinal Borghese, vivente Paolo V; ma assunto al Pontificato Gregorio XV, volendo il medesimo Cardinal far un nobil dono al Cardinal Ludovisi, non seppe scegliere di questo il più pregiato tra la regia suppellettile del suo palazzo”. Dello stesso tenore è la biografia di Domenico Bernini (1713), che la include addirittura tra le opere di scultura dell’artista all’interno della stessa Villa Borghese, nonostante il gruppo si trovasse all’epoca presso la Villa Ludovisi, anch’essa ubicata nei pressi della Porta Pinciana. Nella rappresentazione della tradizionale iconografia del racconto mitologico narrato da Claudiano (De raptu Proserpine) e Ovidio (Metamorfosi, V, 385-424), Bernini attinge agli elementi del virtuosismo di epoca manierista, rapidamente superati da una sapienza tecnica fatta propria attraverso lo studio costante della statuaria classica e il recupero degli strumenti antichi. Se il complesso impianto della struttura e l’avvitamento della figura di Proserpina che si ritrae con violenza traggono ispirazione da precedenti esempi cinquecenteschi, la forza plastica dei muscoli di Plutone che si oppone alla torsione della fanciulla, la morbidezza delle carni e il sentimento di dolorosa intensità non trovano confronto nella statuaria contemporanea. Il nuovo linguaggio espressivo guarda all’antico, di cui la stessa collezione del cardinale Scipione poteva offrire modelli straordinari, come il celebre Gladiatore, riecheggiato nella postura possente e dinamica delle gambe di Plutone. Ma Bernini guarda anche a modelli contemporanei di fondamentale importanza, come la decorazione della volta della Galleria di Palazzo Farnese, portata a termine da Annibale Carracci nel 1601, dove il potente naturalismo rappresenta la sintesi tra la suggestione dell’arte classica e lo studio assiduo delle opere di Raffaello. L’ideazione e l’assoluta padronanza della tecnica con cui Bernini sfida i limiti fisici del marmo conducono a un nuovo linguaggio espressivo, mediante il quale il racconto del mito ci appare in tutta la sua verosimiglianza e l’imitazione della natura è raggiunta attraverso la straordinaria resa materica delle diverse superfici in un confronto diretto con le potenzialità della stessa pittura. Demolita la Villa Ludovisi, in seguito alla lottizzazione di fine Ottocento, il Ratto di Proserpina fu trasferito nel nuovo palazzo Boncompagni Ludovisi, poi residenza della regina Margherita. Nel 1908 l’opera, acquistata dallo Stato, venne spostata nella Galleria Borghese e collocata al centro della Sala degli Imperatori. Il basamento attuale, che sostituisce quello originale, venne realizzato nel 1911 dallo scultore Pietro Fortunati.       Sonja Felici      


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